Bollettino settimanale sulla persecuzione
dei cristiani nel mondo
14 luglio 2026
La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme, per squarciare la fitta coltre del silenzio, denuncia la persecuzione anticristiana in atto presentando la rassegna settimanale di alcune notizie rilevanti giunte dall’Africa, dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’America Latina. In numerose nazioni i fedeli in Cristo pagano ogni giorno con il sangue, l’esilio o il carcere la loro fedeltà al Vangelo.
Cina
Il 24 giugno, a Wuhan (provincia dell’Hubei), agenti delle forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella chiesa protestante del Cedro durante la celebrazione, arrestando il pastore Guo Xiaolin e sua moglie Liang Cuili. Ai fedeli presenti sono stati richiesti i dati personali e la firma di una dichiarazione con cui si impegnavano a non partecipare più a “riunioni illegali”; il luogo di culto è stato sigillato. I due coniugi, condannati a quindici giorni di detenzione amministrativa, avrebbero dovuto essere liberati il 10 luglio: quel giorno, invece, il pastore è stato trasferito in un centro di detenzione, segno che le autorità intendono avviare contro di lui un procedimento penale. Della moglie non si hanno più notizie certe. I loro due figli, di quattordici e quindici anni, sono rimasti soli.
Egitto
Mercoledì 8 luglio, nel villaggio di Tal al-Qibliya, nel Governatorato di Minya, una folla di estremisti ha assalito l’edificio adibito al culto dei copti, lanciando pietre e gridando insulti settari. Gli assalitori hanno impedito ai fedeli di uscire dalla chiesa copta, ne hanno interrotto l’erogazione dell’energia elettrica e hanno devastato l’automobile del parroco, padre Pavlos Kamal; diversi cristiani sono rimasti feriti. Il Vescovo copto Macarius di Minya, che aveva già più volte segnalato alle autorità le minacce e le intimidazioni subite dalla comunità durante le celebrazioni precedenti, ha denunciato la mancata prevenzione dell’aggressione. Giunta sul posto, la polizia ha arrestato quattro dei cristiani aggrediti, rilasciandoli due giorni dopo quando hanno ritirato la denuncia contro i loro assalitori.
India
Il 4 luglio, nella località di Palbari, nel distretto di Paschim Medinipur (Bengala Occidentale), un gruppo di nazionalisti indù ha interrotto la preghiera di ringraziamento e il ricevimento per due giovani sposi. Le donne presenti, cristiane e indù, sono state molestate e private con la forza dei loro simboli nuziali; la polizia, pur presente, non ha fermato gli aggressori e ha invece condotto via il pastore protestante Anup Ghosh sulla base di accuse infondate.
Il giorno seguente, domenica 5 luglio, nello stesso Stato si sono registrati almeno quattro episodi. A Subhashgram, nella periferia di Calcutta, una folla ha fatto irruzione nella chiesa presbiteriana in costruzione, sfondando le finestre, profanando l’altare, distruggendo gli strumenti musicali e abbattendo dal tetto le croci già innalzate: la comunità, composta da una cinquantina di famiglie povere, aveva acquistato quel terreno per avere finalmente un luogo di culto stabile. Nel distretto di Murshidabad una vedova cristiana, Barnali Chatterjee, è stata aggredita in casa propria e le sue masserizie distrutte perché rifiutava di rinnegare la fede e di cedere il suo terreno per la costruzione di un tempio indù. A Bankura militanti indù hanno interrotto un incontro di preghiera, sequestrato le Bibbie e trattenuto per alcune ore i fedeli, tra cui donne e bambini. A Faridpur, nel distretto di Purba Bardhaman, la Grace Church è stata assalita durante il culto domenicale e il pastore evangelico Surajit Ghosh e i fedeli sono stati percossi. Alle aggressioni segue puntualmente, contro le vittime, la denuncia per conversioni forzate.
Martedì 7 luglio, nel villaggio di Polempalli, distretto di Sukma (Chhattisgarh), le case dei cristiani tribali sono state demolite e saccheggiate dagli altri abitanti del villaggio. Le famiglie sono state costrette alla fuga mentre sulla regione si abbatteva la pioggia torrenziale dei monsoni, e i loro beni sono stati depredati. Il motivo è il rifiuto di abiurare la fede in Cristo.
Iran
Il 29 giugno Hannah Gholami, trentaseienne convertita al cristianesimo dall’islam, è rientrata nel carcere di Evin, a Tehran, al termine di quattro mesi di licenza concessi per motivi di salute. Deve scontare due anni di reclusione per l’accusa, formulata contro di lei e contro altri tre convertiti, di aver “costituito” e di “appartenere a un gruppo finalizzato a turbare la sicurezza nazionale”. Il gruppo era una chiesa domestica di convertiti evangelici e la sicurezza nazionale minacciata era la preghiera comune di alcuni fratelli.
Nicaragua
Domenica 28 giugno Monsignor Juan Abelardo Mata Guevara, ottantenne Vescovo cattolico di Estelí, ritiratosi dal governo pastorale nel 2020, ha accettato l’invito a celebrare la Messa nella chiesa de La Cruz del Calvario. Nelle preghiere ha ricordato i pastori esiliati o posti agli arresti domiciliari e ha parlato apertamente della persecuzione religiosa in atto nel Paese. Il giorno seguente, il 29 giugno, la Polizia nazionale lo ha prelevato e condotto nel carcere di massima sicurezza El Chipote, a Managua, a oltre duecento chilometri di distanza; rilasciato in serata, è stato nuovamente arrestato il mattino del 30 giugno e trattenuto fino al pomeriggio. Il presule, cardiopatico portatore di pacemaker, è ora sorvegliato a vista nella propria abitazione. Nella stessa giornata sono stati fermati per circa dodici ore anche il diacono cattolico Wilfred Aráuz Rodríguez, il sacerdote cattolico della parrocchia dove il Vescovo aveva celebrato e i padri cattolici Francisco Morales e Rigoberto Delgadillo Sánchez.
Nigeria
Venerdì 10 luglio miliziani armati hanno ucciso due agricoltori cristiani, Gabriel Igwu e Inalegwu Adakole, nel loro campo di manioca ad Akpachi, nella contea di Otukpo. Meno di trentasei ore dopo, all’alba di domenica 12 luglio, circa centocinquanta jihadisti Fulani hanno invaso la comunità di Otukpo-Nobi, uccidendo sedici cristiani che si stavano preparando per la celebrazione domenicale e ferendone una ventina. Gli attacchi erano stati preannunciati alle autorità, che però non sono intervenute.
Nella notte tra sabato 11 e domenica 12 luglio, nello Stato del Plateau, uomini armati provenienti dall’area di Fass hanno assalito i villaggi di Kum e Wereng-Camp, nella contea di Riyom, sterminando nove membri di una stessa famiglia: Celina James, di trentotto anni, Yohanna James, di ventuno, Janet Yohanna, di diciotto, Sele James, di diciotto, Melody James, di sedici, Reto James, di dieci, Endurance James, di otto, Peace James, di tre, e la piccola Jennifer Yohanna, di tre mesi. Il capo villaggio è stato ferito gravemente. Tutte le vittime appartenevano alla famiglia del reverendo protestante Ezekiel Dachomo, già colpito negli anni scorsi nei suoi congiunti per aver denunciato al mondo il genocidio in atto nello Stato.
Pakistan
Il 3 luglio, nel villaggio di Jhulan, nel distretto di Hafizabad (Punjab), dagli altoparlanti delle moschee è partita l’accusa di blasfemia contro il pastore protestante Sajeel Robin, originario del luogo ma da anni residente negli Stati Uniti, colpevole di aver pubblicato in rete video di dibattito religioso. Più di due dozzine di famiglie cristiane sono fuggite dalle proprie case portando con sé soltanto quel poco che potevano trasportare; il padre e lo zio materno del pastore sono stati posti in custodia dalla polizia, mentre il fratello si è dato alla macchia per sottrarsi all’arresto.
Mercoledì 8 luglio, a Mastung, nel Belucistan, due giovani cattolici, Ayush Masih, di ventun anni, e Dominic Masih, di ventiquattro, padre di due bambini, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco mentre giocavano a cricket con altri ragazzi nell’area di Shamsabad. I sicari, giunti in motocicletta, hanno aperto il fuoco sul gruppo e sono fuggiti. La rivendicazione è giunta dallo Stato Islamico del Khorasan. A Mastung vivono una cinquantina di famiglie cristiane, in gran parte impiegate nei servizi di nettezza urbana: negli ultimi dieci anni almeno diciotto cristiani vi sono stati uccisi in cinque diversi attentati.
Il giorno seguente, giovedì 9 luglio, a Karachi, nel quartiere di Baldia Town, ignoti hanno recapitato a un negoziante musulmano una busta contenente una pagina bruciata del Corano insieme alle fotografie del cattolico Azeem Javaid, di quarant’anni, e di sua madre. Diffusasi la notizia della presunta profanazione, diverse centinaia di musulmani, tra cui militanti dei partiti religiosi, si sono radunati sotto casa di Javaid dando vita a una violenta protesta. L’uomo, che si trovava al lavoro, è stato costretto a nascondersi e la sua famiglia posta sotto protezione in luogo segreto: la macchinazione ordita per incastrarlo ricalca quella che nel 2023 scatenò a Jaranwala l’assalto a venti chiese e a oltre ottanta abitazioni cristiane.
In questo tempo di ascesa mariana, la Chiesa affida al Cuore della Madre Universale questi figli disprezzati dal mondo ma infinitamente amati da Dio per la loro fedeltà al Vangelo
“Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo;
e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede”
(1Gv 5,4)