Bollettino settimanale sulla persecuzione
dei cristiani nel mondo

4 agosto 2026

La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme presenta la rassegna settimanale con alcune notizie che offrono l’attuale stato della persecuzione dei fedeli in Cristo provenienti dall’Africa, dall’Asia, dal Medio Oriente e dall’Europa orientale.

Armenia

Fra il 28 e il 30 luglio la procura generale ha depositato presso il Tribunale di prima istanza della regione di Armavir, a Echmiadzin, il fascicolo penale contro il Catholicos di tutti gli Armeni Karekin II e sei vescovi della Chiesa apostolica armena, di confessione ortodossa orientale, tutti membri del Consiglio spirituale supremo. L’imputazione è di mancata esecuzione di un atto giudiziario o di ostruzione alla sua esecuzione, per non aver reintegrato il vescovo ortodosso Gevorg Saroyan, sostenitore del primo ministro Nikol Pashinyan, che la Chiesa aveva rimosso il 10 gennaio dalla diocesi di Masyatsotn e ridotto allo stato laicale il 27 gennaio. Il 30 luglio il giudice Hakob Manukyan ha fissato l’udienza preliminare al 7 agosto: i sette prelati ortodossi rischiano fino a due anni di reclusione e sono tutti sottoposti a divieto di espatrio. Il procedimento si inserisce nella campagna avviata dal governo nel maggio 2025 per ottenere la rimozione del Catholicos, che ha già comportato la liquidazione dell’emittente ecclesiale Shoghakat, la soppressione del servizio di cappellania militare e la revoca dei documenti di viaggio dei vescovi ortodossi.

Cina

Venerdì 17 luglio la procura del distretto di Yinhai, a Beihai (Guangxi), ha trasmesso al tribunale il fascicolo contro otto fedeli protestanti della Zion Church di Pechino, chiesa domestica protestante non registrata, detenuti da quasi dieci mesi. Il rinvio a giudizio, per frode e attività commerciale illegale, è avvenuto senza informare i difensori né raccoglierne le osservazioni.

Domenica 26 luglio, a Chengdu (Sichuan), la polizia ha fatto irruzione nelle riunioni dei gruppi Taisheng e Jinyu della Early Rain Covenant Church, chiesa domestica protestante non registrata fra le più note della Cina: le attività della scuola domenicale sono state sospese e gli agenti hanno registrato le generalità di tutti i presenti, senza procedere ad arresti. Le autorità hanno progressivamente concentrato la pressione sulle riunioni di piccole dimensioni nelle quali la comunità protestante si è riorganizzata dopo le irruzioni dei mesi precedenti. Il fondatore della comunità, il pastore protestante Wang Yi, sconta dal dicembre 2019 una condanna a nove anni di reclusione per incitamento alla sovversione del potere statale.

Lo stesso 26 luglio, a Yueyang (Hunan), alla scadenza dei quindici giorni di detenzione amministrativa inflitti per organizzazione illegale di attività religiose, il pastore protestante Huang Shi Tou, sessant’anni, fondatore della Panshi Bible Church, e i due fedeli protestanti Yang Jianjun e Hu Hongtao non sono stati rilasciati: le autorità li hanno trasferiti in un centro di detenzione sotto detenzione penale, con l’imputazione più grave di uso illegale delle reti informative, fattispecie di recente introduzione che consente periodi di custodia più lunghi e pene più severe. Al 29 luglio soltanto il pastore Huang aveva potuto incontrare il proprio difensore, mentre a Hu Hongtao e a Yang Jianjun non era stato consentito alcun colloquio con i legali né con i familiari.

Congo

Fra il 20 e il 24 luglio i miliziani della Provincia dell’Africa Centrale dello Stato Islamico (ISCAP) hanno ucciso trentacinque cristiani in tre distinti assalti nella provincia dell’Ituri. Lunedì 20 luglio hanno assalito il villaggio di Mamuku, decapitando quindici cristiani e dando alle fiamme trenta abitazioni; lo stesso giorno, nel villaggio di Soma, altri dieci cristiani sono stati catturati e uccisi e venti case incendiate. Venerdì 24 luglio, nell’attacco al villaggio di Lukaya, altri dieci cristiani sono stati decapitati e designati dagli assalitori come «combattenti», termine con cui la propaganda dello Stato Islamico indica i cristiani e gli ebrei che non si sono convertiti all’islam né hanno pagato la jizya in segno di sottomissione. Dal dicembre 2024 l’ISCAP ha ucciso almeno milleduecentodieci cristiani nel nord-est del Paese.

Etiopia

Mercoledì 22 luglio un attacco condotto con un drone ha colpito l’antico monastero di Arsema, nella zona del Wollo Meridionale (regione di Amhara), appartenente alla Chiesa ortodossa etiope, mentre era in corso la celebrazione liturgica: fra gli uccisi due religiose e sei sacerdoti ortodossi etiopi, numerosi i feriti fra i fedeli ortodossi presenti. Il fatto si colloca nel conflitto in corso fra le forze governative e i miliziani Fano, che il governo sostiene utilizzassero il monastero ortodosso come rifugio.

India

Il 20 luglio il governo ha ripresentato il Foreign Contribution (Regulation) Amendment Bill 2026. Il testo prevede che, quando la registrazione FCRA di un ente scade, è revocata, rinunciata o non rinnovata, un’autorità governativa designata assuma il controllo dei beni acquisiti con fondi esteri, beni che possono poi essere trasferiti a dipartimenti dello Stato o venduti; i luoghi di culto rientrano nel meccanismo pur conservando il carattere religioso. Il disegno di legge vieta inoltre l’uso di contributi esteri per il «proselitismo», termine lasciato indefinito, e colpisce così le opere assistenziali, scolastiche e sanitarie delle Chiese cristiane, che dai contributi esteri largamente dipendono. Il 17 luglio la Conferenza episcopale cattolica indiana aveva indetto una giornata nazionale di preghiera.

Nigeria

Fra venerdì 24 e mercoledì 29 luglio almeno ventidue cristiani sono stati uccisi in attacchi distinti nelle contee di Otukpo, Kwande e Ohimini, nello Stato del Benue. Il più grave martedì 28 luglio a Efeyi-Utikpi, nel distretto di Ugboju (contea di Otukpo): verso le cinque del mattino una cinquantina di miliziani fulani armati, giunti su oltre venticinque motociclette e al grido di «Allahu Akbar», hanno aperto il fuoco e assalito gli abitanti nelle case; quattordici i corpi recuperati in giornata, una trentina i feriti ricoverati all’ospedale universitario di Otukpo, diversi i dispersi. Mercoledì 29 luglio lo stesso gruppo, in ritirata, ha ucciso altre tre persone a Emichi e Nwaba Oju, nello stesso distretto. Lunedì 27 luglio un cristiano era stato ucciso nel villaggio di Ipom e, nella contea di Kwande, la contadina cristiana Terhemba era stata uccisa a colpi d’arma da fuoco da cinque miliziani fulani mentre lavorava nel suo campo di arachidi bambara ad Abaji. Nella contea di Ohimini, fra venerdì 24 e sabato 25 luglio, tre cristiani sono stati uccisi ad Agadagba e Ochobo: il primo giorno in un agguato ai viaggiatori sulla strada Elulu-Ochobo, il secondo nell’assalto al villaggio, dove sono caduti due volontari cristiani della difesa locale; una trentina di residenti risulta tuttora non rintracciata. Dal primo luglio i cristiani uccisi nel solo Stato del Benue sono almeno sessantuno.

Sempre mercoledì 29 luglio, ad Asa III, nella contea di Otukpo, uomini armati hanno rapito il seminarista cattolico Kelvin Ochai dalla residenza del Vescovo cattolico. Il sequestro è stato reso noto venerdì 31 luglio dal cancelliere della diocesi cattolica di Otukpo, don Joseph Aboyi Itodo, con una lettera indirizzata ai sacerdoti, ai religiosi e ai fedeli laici cattolici; il vescovo cattolico Michael Ekwoyi Apochi ha affidato il rapito e tutte le vittime di sequestro nel Paese all’intercessione della Beata Vergine Maria.

Lo stesso 29 luglio, ad Ajaokuta (Stato del Kogi), padre Samuel Opeyemi Oyetoro, sacerdote cattolico della diocesi di Lokoja e parroco della parrocchia cattolica di San Paolo ad Ayetoro Gbede, nella contea di Ijumu, è stato ucciso in un agguato lungo Church Road. Verso le nove e mezza del mattino la polizia ha ricevuto la segnalazione del ritrovamento del corpo sul ciglio della strada: il sacerdote cattolico presentava gravi ferite da machete al capo. La Curia della diocesi cattolica di Lokoja ha dato notizia della morte con un comunicato diffuso il giorno stesso.

Domenica 2 agosto, a Inoyi, nella comunità di Affa (contea di Udi, Stato di Enugu), almeno sette uomini armati hanno fatto irruzione nella chiesa cattolica di San Giuseppe verso le otto e mezza del mattino, durante la messa domenicale, interrompendo la celebrazione mentre fuori cadeva la pioggia. I fedeli cattolici sono fuggiti nel panico; gli assalitori hanno portato via il seminarista cattolico Lawrence Chidera Igbo, il catechista cattolico della parrocchia e un altro fedele cattolico di nome Emmanuel.

Pakistan

Sabato 25 luglio, a Faisalabad, il giudice distrettuale Rana Sohail ha affidato la custodia della tredicenne cristiana Amber Nadeem a Mohsin Liaqat, l’uomo musulmano accusato di averla rapita, convertita con la forza all’islam e costretta al matrimonio, e ha accolto la sua istanza di libertà su cauzione; l’imputato era in custodia giudiziaria dal 26 giugno. La decisione è stata presa prima che fosse depositata la perizia medica sull’età della minore, disposta dal magistrato, e nonostante l’opposizione del pubblico ministero, che aveva prodotto l’intero fascicolo. Il 27 giugno Amber aveva dichiarato davanti al magistrato di essere stata istruita e pressata dai familiari dell’accusato a dichiararsi maggiorenne; il certificato di conversione e quello di matrimonio riportano come data di nascita il giugno 2008, mentre i registri della sua parrocchia cristiana attestano che ha tredici anni e i genitori si sono sposati soltanto nel 2012. I difensori dell’imputato l’avevano avvertita che, rinnegando l’islam, avrebbe rischiato una pena per apostasia, e hanno sostenuto in giudizio che le leggi a tutela di minori, donne e minoranze religiose cessano di applicarsi a chi si converte all’islam. Alla ragazza è stato imposto il nome di Ayesha; ha lasciato l’aula con i parenti e i legali dell’accusato, mentre i genitori cristiani, braccianti a giornata, assistevano in lacrime.

Siria

Domenica 19 luglio, nel villaggio di Kurdan (nahiya di Jindires, distretto di Afrin), le autorità siriane hanno arrestato il pastore evangelico Nihad Hassan, responsabile della Chiesa evangelica curda di Beirut, mentre si trovava in visita ai familiari nel paese natale. Convertito al cristianesimo nel 2008 e da anni impegnato nel ministero pastorale fra Libano e Siria, è rinchiuso nel carcere civile centrale di Afrin e il suo fascicolo è stato trasmesso alle autorità giudiziarie di Aleppo. La comunità evangelica curda di Beirut, che ne ha dato notizia con un comunicato del 29 luglio chiedendone l’immediata scarcerazione, riferisce che il provvedimento è motivato da alcuni post attribuitigli sui social senza che ne sia stato reso noto il contenuto; un responsabile locale siriano parla di «istigazione religiosa». Le autorità non hanno diffuso alcun chiarimento ufficiale sui capi d’accusa né sugli elementi a fondamento dell’arresto. È il primo caso del genere fra i cristiani curdi di Siria.

Sudan

Giovedì 23 luglio una fazione scissionista dell’SPLA-N, sostenuta da gruppi estremisti islamici, ha attaccato la cittadina di Heiban, nei Monti Nuba (Stato del Kordofan Meridionale): un numero imprecisato di cristiani è stato ucciso e diversi responsabili di comunità cristiane rapiti. Fra questi il pastore protestante Yaqob Ibrahim Tia, della Sudanese Church of Christ, sequestrato nella propria abitazione, a poca distanza dal suo edificio di culto, insieme ai due figli di diciassette e vent’anni, a un nipote di quindici e al fratello Daniel Ibrahim; gli assalitori non hanno avanzato alcuna richiesta di riscatto, come già nei sequestri degli ultimi tre mesi. Ne ha dato notizia un altro fratello, padre Fadi Ibrahim Tia, sacerdote cattolico dei Monti Nuba, che riferisce del crescente accanimento contro i responsabili delle Chiese nella zona.

Il giorno seguente, venerdì 24 luglio, gli stessi miliziani hanno fatto irruzione nell’area di Dabbi, nella contea di Hiban, dove hanno rapito e ucciso padre Adel Idris Jongool, sacerdote anglicano della Chiesa episcopale del Sudan, in servizio a Debi, sede del Korkel Theological College, il seminario anglicano che forma il clero delle diocesi di Kadugli e di Heiban. Secondo le fonti ecclesiali locali gli assalitori prendevano di mira i responsabili delle Chiese per animosità tribale e religiosa. La diocesi anglicana di Heiban ha confermato l’attacco con un comunicato del vescovo anglicano Al-Sir Hassan Kuku, che ha pianto l’uccisione del sacerdote posto sotto la sua giurisdizione.

Nel tempo dell’ascesa mariana, la Chiesa affida nella preghiera al Cuore della Madre Universale questi fratelli e sorelle, vittime di persecuzione.

 “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio,
che sono stati chiamati secondo il suo disegno

(Rm 8,28).