17 agosto 2025
Triduo di Festa Solenne di Maria Assunta in Cielo
e Corredentrice Universale
Vangelo: Matteo, Cap 15, vv. 21-28
Omelia del Pontefice Samuele
L’esempio di vera fede
della donna cananea
vince l’apostasia di chi ha tradito il mandato
“Donna, davvero grande è la tua fede!” (Mt 15,28).
Oggi, cari fratelli, celebriamo il giorno della vera fede, della vera fede che muove il Signore e tutto ottiene. Siamo ancora in questo Triduo di Festa dell’Assunzione, della Corredentrice di Colei che è donna, ‘la’ Donna, la Donna vestita di sole, coronata di Stelle (Ap 12,1) che abbiamo festeggiato e continuiamo a festeggiare e continueremo a festeggiare, perché motivo e ragione della nostra vita (Rivelazione di Dio Padre Onnipotente a Maria G. Norcia, “L’Immacolata abita in Noi”, 28/06/1983).
Ecco che nuovamente oggi il Vangelo ci ripropone questa pagina dove nuovamente una donna viene lodata per la sua fede. Ecco la fede che tutto vince, che tutto smuove e che ottiene da Dio ogni grazia (Atto di Magistero, “La Fede Cristiana”, 27/10/2024).
Grande è la gioia che pervade il nostro cuore. Tante sono state le preghiere che sono state rivolte al Trono di Dio posto di fronte, al limitare, di questa Piccola Culla. E Dio ha ascoltato ogni preghiera che i figli con fede, in questi giorni, in questo Triduo di festa, hanno voluto chiedere, prostrandosi, dicendo: “Signore, aiutami; Figlio di Davide, pietà di me” (Mt 15,22). Tutti costoro sono stati esauditi e vedranno presto i segni (Gv 2,11) e gli effetti dei segni sulla loro anima e sulle anime di coloro per cui sono state fatte e chieste queste preghiere. Gesù le ha offerte al Padre e il Padre, nella Sua infinita Misericordia, le ha strette al Suo Cuore, per dispensare grazia su grazia (Gv 1,16), per quei tanti piccoli, bisognosi, ammalati che nel mondo intero non trovano più alcuno che si chini su di loro per poter alleviare le loro ferite, le loro sofferenze (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La gioia pur nella sofferenza”, 1/01/1989).
Ecco che da questa Piccola Culla Colui che è Re dispensa a tutti questi piccoli ogni grazia, quanto più viva è e sarà la fede dei figli che con amore si accostano a questo Tabernacolo per chiedere: “Signore, salvami!” (Mt 15,30). E nuovamente si sentiranno rispondere: “Coraggio, sono Io, non temere (Mt 14,27). Alzati e cammina (Mc 2,9-11). Alzati e annuncia a tutti che qui sono pronto ad accogliere e a guarire tutti coloro che con fede qui verranno e a Me si prostreranno (Fil 2,10-11)”. Ecco il Re. Un Re di Grazia e di Misericordia, che si china con amore sui Suoi figli, su quei piccoli, anche su coloro che, pur non appartenendo alla Chiesa di Cristo (Gv 10,16), fanno parte dell’anima di Essa: coloro che, animati dalla buona volontà, si prostreranno davanti al Re dei re (Ap 17,14) e Lo riconosceranno. Riconosceranno l’Uomo Dio, Gesù. “Dio salva” è il Suo Nome (Mt 1,21) e salverà tanti, tanti, quei tanti che qui verranno per compiere il pellegrinaggio della vita e per essere dissetati e sfamati in eterno (Gv 4,14).
Così come questa donna cananea, che secondo la religione di quel tempo era considerata come i cani, perché non appartenente al popolo eletto. Il Maestro fa comprendere ai Suoi discepoli e a quella donna qual’è la legge di quegli uomini, per poi andare oltre e manifestare la vera Legge, la Legge dell’Amore (Gv 13,34), che non calpesta la Tradizione e i Comandamenti, ma va oltre, perché l’Amore tutto vince. “Vi è qualcosa di più grande dei limiti angusti della legge. L’Opera Mia è la Mia Persona” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “L’Altare Privilegiato Eterno per l’Unione Ipostatica”, 30/06/1985), dice Gesù. E qui lo ha manifestato, chinandosi su questa donna, dicendo: “Donna, grande è la tua fede!”.
E nel momento in cui proclama queste parole, come non pensare a Colei che è “la” Donna: Maria (Lc 1,30-31), Donna, quella Donna di Genesi 3,15 che con il suo Calcagno schiaccia la testa al maligno insieme alla Sua stirpe, quella Donna che accompagna l’inizio e la fine della vita pubblica del Maestro: quella Donna chiamata alle nozze di Cana (Gv 2,1) e quella Donna chiamata sotto la croce (Gv 19,25-27); per poi giungere all’ultimo libro del Libro dei libri dove nuovamente compare la Donna vittoriosa, vestita di sole, coronata di Stelle, trionfante (Ap 12,1-12a), perché ogni parola della Sacra Scrittura si compie. Così come era stato preannunciato in Genesi 3,15, nell’Apocalisse vediamo il compimento di quelle parole, passando per la centralità del Vangelo, inizio e fine della vita pubblica del Maestro.
“Donna!”. È la fede della donna che fa vincere tutto e tutti. Perciò in questa Donna, in questa Chiesa, Donna, Madre Chiesa, la donna sarà sempre considerata e innalzata, pur con compiti e ruoli diversi rispetto all’uomo (1Cor 11,11-12); ma mai sarà sminuita la donna, perché è centrale nell’Economia della Salvezza la figura della donna, così come è centrale, appunto, la figura di Maria. Cristo Redentore, Maria Corredentrice (Atto di Magistero, “Come il Nome di Gesù Redentore salva, così il Nome di Maria Corredentrice salva”, 12/09/2021).
Chi non comprende tutto questo non potrà prendere parte alla Salvezza (Mc 16,16), perché, ripeto, non si può dividere ciò che Dio Padre Onnipotente ha unito. Non si può disgiungere l’Unigenito Amore, l’Unigenito Cuore nel quale sono fusi il Cuore Immacolato di Maria (Lc 1,28) e il Sacratissimo Cuore di Gesù (Gv 19,34). Stolto chi pensa di potersi salvare prendendone, o volendone prendere, solo una parte. Non prenderà parte, né piccola e né grande, ma sarà buttato fuori dal Banchetto (Mt 22,11-13), perché chi non comprende la Madre non potrà mai comprendere il Mistero del Figlio (Lc 2,35), perché così ha voluto il Padre.
Chi contro il Padre?! Chi contro la volontà del Padre?! Chi ha provato a ribellarsi si è visto buttare fuori dal Paradiso (Gen 3,23-24), cacciato da chi si è erto con la sua spada insieme ai suoi Arcangeli e Angeli gridando: “Chi come Dio? (Ap 12, 7-9) Vai fuori, vattene”. E non vi è stato più posto per lui ed è stato cacciato. E ora sarà sprofondato per l’eternità (Ap 20,10).
È iniziata l’ultima battaglia (Atto di Magistero, “La tromba è squillata: questo è il richiamo per ogni cristiano autentico”, 17/08/2025), cari fratelli, perché ora è stato dato tempo (ultimo) e spazio (ultimo), perché è stato slegato, così come è scritto (Ap 20,3b). Dall’otto maggio è stato slegato ed è iniziata l’ultima battaglia che porterà i figli di Dio a vincerla (Atto di Magistero, “Dio vince il male”, 3/11/2020) e a sprofondarlo.
Per fare questo, cari fratelli, ci serve fede, la vera fede (Rm 10,17). Così come questa donna che non si è arresa, ma ha implorato con tutto il suo cuore, senza pretendere, ma chiedendo con tutte le sue forze, prostrandosi, umiliandosi, battendosi il petto (Mt 15,22). Questo è l’atteggiamento dei figli che vogliono prendere parte al Banchetto del Regno (Lc 14,15-24). Coloro che invece nella loro superbia si sentono intoccabili saranno considerati come i cani (Mt 15,26).
Ecco che le parti si invertono. In questa parabola, i figli, coloro che appartengono al popolo eletto, hanno messo in croce il Figlio di Dio (At 2,36); gli altri, considerati da quegli stessi uomini che pensavano e presumevano di essere maestri, dottori della legge (Mt 23,2-7), consideravano “cani” gli altri. Non ha fatto così Gesù. Gesù si è chinato e ha dimostrato che l’amore tutto vince (Atto di Magistero, “L’Amore è Vita”, 5/12/2021) e coloro che sono scartati e emarginati e considerati “cani”, li prende per farli divenire “figli” (Gv 1,12), perché lo riconoscono. Nel dire: “Figlio di Davide”, quella donna lo ha riconosciuto nella Sua essenza di Maestro e Dio, il Messia atteso (cfr. Gv 4,25-26). Ecco quella figlia, considerata “cane” da quella legge antiquata e superata (Eb 8,13).
Cari fratelli, la storia si è ripetuta nuovamente. Coloro che presumono di essere i detentori della verità (Rm 10,2-3) si sono fatti loro stesso verità, calpestando la Verità discesa dal Cielo che in questa Terra ha posto dimora. Ecco che nella loro superbia hanno fatto divenire il loro abito uno straccio. Divenuti apostati, svendendo, loro sì, il sacrificio del Figlio di Dio (Eb 10,29). Perché? Perché in nome di una falsa fratellanza, in nome di un falso ecumenismo, hanno calpestato il sacrificio del Figlio di Dio, mettendo Gesù allo stesso piano delle altre religioni o filosofie religiose, considerando che tutte le religioni portano a Dio, considerando oggi, tutt’oggi, ancora oggi, la fratellanza universale come il concetto guida per arrivare alla fine.
Gesù si comporta in modo diverso: non calpesta la Tradizione, ma la vince con l’Amore, senza svendere il significato dell’Alleanza che era stata promulgata. Ecco le pecore di Israele a cui teneva, perché nel momento in cui Gesù stipula con il Padre la sua Alleanza (Lc 22,20), ci tiene. Altro che affermare che il proselitismo è una solenne sciocchezza!
E i figli che sono stati chiamati a far parte dell’Alleanza devono vivere questo legame come il tesoro più grande, senza svenderlo per nessun motivo. Ecco l’insegnamento del Maestro nelle due risposte che dà, una ai discepoli e una a quella donna. È il bene più prezioso che c’è, l’Alleanza, che il Padre stipula con il Suo Popolo. E bisogna rimanere in quella fedeltà, bisogna rispettare i Dieci Comandamenti, bisogna rispettare il Comandamento dell’Amore; non calpestare dicendo ‘Comunque io appartengo a Cristo’. Devi manifestare l’appartenenza con l’esempio, con uno stile di vita retto e corretto, leale, perfetto (Mt 5,8).
Ecco quel richiamo alla perfezione che continuamente la Madre Chiesa in questo tempo porta ai figli. Perché per vincere l’ultima battaglia, fratelli, bisogna essere perfetti, perché Dio conosce come è subdolo il nemico di Dio; e per vincerlo si deve essere perfetti.
Ecco questi giovani santi e forti che si stanno temprando alla scuola di Dio e che, con il loro canto e con la loro preghiera, allietano la Gerusalemme (Atto di Magistero, “La Generazione dei Santi”, 23/03/2025). E così è bello che continuiate a fare, cari giovani, così come è stato bello ascoltarvi ieri per tutto il giorno e fino a notte fonda, in quel canto che si è elevato al Cielo, in quella dolce melodia che ha allietato il cuore della Gerusalemme, il mio cuore. A voi la mia gratitudine e a voi il mio sprone santo, affinché ora, scendendo dal Monte per ritornare nel mondo, si possa portare a tutti la sana e santa Dottrina (2Tm 4,3), ma soprattutto l’esempio di chi vuole essere perfetto, di chi vuol manifestare la vera fede, così come ha fatto questa donna e così come ha fatto Maria Giuseppina, Colei che è “sintesi dei profeti e degli antichi patriarchi” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Colei che è sintesi dei profeti e degli antichi Patriarchi”, 26/07/1996).
Ecco che il Padre, vedendo che il popolo eletto ha tradito l’Alleanza, nuovamente manda una parte di Sé per non lasciare orfani i Suoi figli e non lasciarli schiavi di coloro che, reputandosi maestri, in realtà pascono sé stessi e non le pecorelle sante (Ez 34,2-4).
Ecco che Dio Padre Onnipotente manda loro direttamente il Pastore, parte di Sé stesso, così come Gesù ebbe a dire in quella rivelazione, ‘Colei che è sintesi dei profeti e degli antichi patriarchi’, dicendo: “L’insegnamento del Padre mio fu dato a un popolo scelto e da Lui prediletto per amore di quanti credettero e diffusero la Sua parola. Quel popolo però, ritenendosi eletto, non comunicò ai pagani il messaggio d’amore del Padre mio. E allora il Padre mandò sulla terra una parte di Sé stesso, incarnato nel Figlio della Vergine Maria, e io Gesù, nella mente del Padre, già prima di tutti i tempi iniziai il Mio cammino d’amore per portare all’amore del Padre tutti i popoli della terra” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Colei che è sintesi dei profeti e degli antichi patriarchi”, 26/07/1996). Questo avvenne allora quando il Padre tagliò la prima Alleanza per stipularne una nuova.
Ma la storia, che dovrebbe essere madre e maestra, poco o nulla ha insegnato a chi, depositario del Mistero di Dio, ha fatto lo stesso errore, mettendo spiritualmente in croce il Figlio di Dio, non accogliendo il Mistero d’Amore che qui è sceso. Prosegue Gesù dicendo: “E ancora una volta, come nei secoli passati il Padre scelse un’anima eletta perché incarnasse la sintesi di tutti i profeti e degli antichi patriarchi per completare la realizzazione dei suoi disegni, e a Me l’affidò perché Io crescessi nel suo cuore” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Colei che è sintesi dei profeti e degli antichi patriarchi”, 26/07/1996).
Ecco Maria Giuseppina, ‘il’ mistero d’amore. Così come Maria Santissima è un grande mistero d’amore, così questa donna: il mistero d’amore fatto carne, perché ella ha custodito nel suo cuore Gesù, che è cresciuto nel suo cuore, affinché il Padre potesse – e ora possa – portare a compimento i Suoi disegni su questa umanità.
Ecco, cari fratelli, che nuovamente, così come Gesù disse, io vi ripeto: “Andate per i crocicchi delle vie di questo mondo. Dato che coloro che erano stati chiamati a partecipare al Banchetto hanno rifiutato, perché indaffarati e affaccendati in altro, andate, chiamate tutti coloro che incontrate, annunciate che il Bambino Gesù qui è tornato e portateli qui (Mt 22,8-10)”. Chi vorrà partecipare al Banchetto e si lascerà cambiare l’abito, mettendo l’abito bianco della festa, lavato nel sangue dell’Agnello (Ap 7,14), si siederà al Banchetto e mangerà e berrà con il Figlio di Dio.
Coloro che invece si ritengono “figli” saranno dai loro stessi maestri travolti e trattati come i “cani”, perché loro stessi si saranno chiamati fuori, perché i loro maestri, per un misero piatto di lenticchie, hanno svenduto il sacrificio e coloro che vorranno seguire le guide cieche, nel burrone con loro cadrà (Mt 15,14).
Salvate tutti quei piccoli che sono inconsapevoli. Andate e portateli qui. Per fare questo, fratelli, ci vuole coerenza e un esempio di perfezione viva. Vi ho dato il Decalogo per essere veri uomini, affinché ci si possa poi di conseguenza manifestare come veri cristiani. Rispettate quel Decalogo. Dai giovani a chi è più avanti in età. Non dite “non ce la faccio”. Dite: “Padre, tutto posso in Colui che mi dà forza (Fil 4,13)”. “Padre, tutto per Te. Padre, in Te voglio vivere, Padre, in Tuo Figlio voglio vincere”. E il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo subito verranno in soccorso. Maria subito stenderà la sua mano pronta per essere presa, perché chi prende la mano di Maria ha già intrapreso il viaggio che conduce al Cuore del Padre, dove dimora la Vita (Gv 14,6), fonte della Vita, Alfa e Omega della Vita, perché tutto si compirà in quel Cuore, così come tutto è sgorgato da quel Cuore.
Teneteli alti, i vostri cuori; teneteli puri, i vostri cuori, fratelli. Non fateli contaminare da ciò che è mondo. Allontanate tutto ciò che è peccato, perché chi vuole vivere e continuare a vivere e convivere col peccato, andrà incontro alla morte. Non ci possono essere mezze misure: o “sì” o “no” (Mt 5,37); o caldi o freddi. Ditelo ai tiepidi (Ap 3,16). Non si può rimanere nelle gozzoviglie e nel peccato (Rm 13,13), perché si sarà travolti dalla furia del nemico di Dio.
Siate santi, figli di Dio! Siate santi! Siate santi come Maria è santa! (Atto di Magistero, “Maria, la Porta Santa dei figli di Dio”, 24/12/2024).
Ecco questo Triduo di Festa che ci riporta a contemplare l’Immacolata (Lc 1,28), la Corredentrice, Colei che salva insieme al Figlio, perché il Padre Le ha dato il potere di salvare.
Rimaniamo uniti al Suo Cuore immacolato e nulla ci mancherà.
Rimanete con il cuore su questo Monte (Gv 4,21), fratelli cari, su questo Monte Santo dove Dio ha stabilito la Sua Dimora (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Dimora stabilita da Gesù”, 9/03/1997). Con il corpo scendiamo per le vie di questo mondo per annunciare a tutti la Salvezza (Mc 16,15), ma con il cuore rimanete qui, in questo Cielo che qui si è abbassato (Ap 21,2-3) per farci vincere, in Cristo e in Maria. E così sia.