30 novembre 2025

Vangelo: Matteo, Cap 25, vv. 31-46
Omelia del Pontefice Samuele
Festa Solenne di Cristo Re

Re di Misericordia e Giustizia,
agisci e vinci per amore dei Tuoi figli

Viva è la Festa che oggi celebriamo, Festa di Cristo Re (Atto di Magistero, “Onore e gloria a Te, Cristo, Re dell’Universo”, 24/11/2024), Festa di Colui che è Re: Re di Misericordia e Re di Giustizia; Colui che chiama a Sé i giusti, quei piccoli (Mt 18,3-4), quegli ultimi che hanno fatto la Sua Volontà, servendoLo e amandoLo, in virtù di quell’Amore ricevuto, gratuitamente, e di quell’Amore gratuitamente donato (Mt 10,8b).

Ecco la Benedizione che scende copiosa e abbondante, oggi, su tutti i “giusti” che amano il Re e che, amando il Re, amano il fratello, amano la sorella (1Gv 4,20) e vivono la Festa: una Festa viva, continua e palpitante. Questo è il giorno tanto atteso dai figli di Dio, che oggi farà scendere abbondante la Sua Grazia e la Sua Misericordia su quei tanti “giusti”, nascosti al mondo, che si sentiranno chiamare dal Re e si sentiranno dire: “Vieni, figlio, ricevi la tua ricompensa, perché quando ho avuto fame Mi hai dato da mangiare, quando ho avuto sete Mi hai dato da bere” (Mt 25,35) e così in ogni circostanza.

Ecco la ricompensa che i “giusti” ora riceveranno in abbondanza, così come in abbondanza sarà elargita la Misericordiosa Giustizia a coloro che, chiamati ad essere giusti, anziché donare amore a Dio e al prossimo (Mt 22,37-39), hanno tradito Dio e si sono disinteressati del prossimo, compiendo ciò che è male agli occhi di Dio e ciò che è male agli occhi del prossimo.

Ecco il Re che viene per dispensare ciò che ognuno, avendo seminato, dovrà ora raccogliere. Questa è la Festa che oggi celebriamo in questo giorno vivo e solenne.

Tre domande pone il Re a coloro che Gli si trovano di fronte, nel giorno del Giudizio: quando “aveva fame e sete”; quando è stato trovato “forestiero e nudo”; e quando “malato e carcerato”. Tre domande che individuano tre situazioni.

Quando “ho avuto fame e sete”. Ecco la fame di Dio e la sete di Dio, che viene sfamata da quei piccoli che vogliono nutrirsi e nutrire tutti i fratelli di Cristo, Pane vivo disceso dal Cielo; che vogliono potersi dissetare dall’Acqua che sgorga dal Seno di Colui che è Vita (Gv 4,14): ecco il Re che sfama e disseta coloro che hanno fame e sete. E il Re abita in questa Casa, dove ha posto il Suo Trono (Ap 7,17). E oggi tanti sono alla ricerca del Pane vero (Atto di Magistero, “La vera Comunione con il Pane vivo disceso dal Cielo”, 02/06/2024), incontaminato, e dell’Acqua buona, non avvelenata, del Pozzo dove vi è l’Acqua che disseta per l’eternità, come ebbe a dire Gesù alla Samaritana: “né su questo monte né a Gerusalemme” (Gv 4,21) – disse allora – perché tutto si sarebbe dovuto compiere su un altro Monte, in una Nuova Gerusalemme (Ap 21,2). Ecco il Monte, ecco la Nuova Gerusalemme (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Città Santa”, 23/06/1996), dove Cristo attende i Suoi figli per sfamarli e dissetarli (Ap 7,16). Beati tutti coloro che si fanno portavoce, che vanno per le strade di questo mondo (Lc 14,23) ad aiutare tanti che hanno fame e non trovano il Pane, tanti che hanno sete e non trovano dove essere dissetati, perché in altre case i pozzi sono stati avvelenati e asciugati; e il Pane non è più incontaminato, ma un pane edulcorato che non sfama. Ecco la prima esigenza, ecco i primi profughi che vanno aiutati, quelli dello Spirito, che vagano per le vie di questo mondo in cerca di Pane e di Acqua. Ecco la prima esigenza per cui Dio Padre Onnipotente, nel Figlio, benedice i Suoi piccoli (Mt 11,25).

Qui ve ne sono altre: essere “forestiero e nudo”. I forestieri sono coloro che hanno lasciato la loro terra, non hanno la casa, sono rimasti senza casa perché la casa di prima non è più. Ecco, beati tutti coloro che indicheranno la Via dove vi è la Casa di Dio (Sal 83,6). Ecco la Nuova Gerusalemme, Dimora di Dio tra gli uomini (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Dimora stabilita da Gesù”, 09/03/1997), così come è scritto e profetizzato (Ap 21,3), Compimento di ogni profezia e di ogni Scrittura (Gen 17,8; Ger 31,33; Ez 37,27), dove non vi sarà nessuna vergogna, nessuna nudità (Ap 3,18). La matrigna lascia nudi i suoi figli; Maria, Madre Chiesa, li copre affinché nessuno più sia trovato nudo e debba vergognarsi.

E poi vi è la terza: “malato e carcerato” (Mt 25,36). Ecco che tanti sperimentano la malattia, così come il Corpo mistico di Cristo, malato da tante metastasi che hanno portato tanti cortili ad essere amputati. Uno è il Cortile che farà rivivere il Corpo mistico di Cristo, dove si conserverà la purezza della Fede (Atto di Magistero, “Uno è il Messaggio, Uno è il Mandato, Una è la Missione sulla Quale la Chiesa militante e trionfante di Cristo si poggia”, 27/02/2025); e tanti che sono carcerati, perché impossibilitati a lasciare altri cortili e altre case, saranno visitati da tanti piccoli che loro diranno: “Esci da questo carcere”, come tanti angeli che andranno, apriranno loro le porte delle carceri, così come fece l’Angelo a San Pietro (At 12,7-11), che gli aprì le porte e lo fece uscire da quelle catene, da quelle carceri, dove tanti si trovano rinchiusi, incatenati in una tradizione che non lascia liberi (Mc 7,8), che li vincola con l’obbligo morale a rimanere lì, in case buie e deserte: carceri.

Ecco che tutto si compie. Ed ecco la comprensione che ci deve animare per comprendere “la” missione che il Padre affida a quei giusti, a quei piccoli, affinché si possa andare a liberare tanti che sono “affamati”; “assetati”; “forestieri, profughi”; “nudi” (tanti si vergognano nel sentire Gesù che viene sbeffeggiato [Is 54,4]); “malati”; e “carcerati”.

Ecco la prima esigenza spirituale che anima questa pagina del Vangelo. Dio è Spirito, ed è giunto il tempo, ed è questo, in cui chi vuole vivere Dio, Lo deve vivere e adorare in Spirito e Vita (Gv 4,24; 6,63). Dobbiamo riportare tutto a ciò che è Spirito (Rm 8,5-6), non rimanere in superficie, anche leggendo e comprendendo la Parola del Vangelo. Non si può rimanere ad una lettura superficiale e materiale, ma bisogna scendere nelle profondità dello Spirito (1Cor 2,10), per poter riportare alto lo Spirito (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Lo Spirito Santo”, 13/09/1984) in questo mondo, un mondo che ha perso lo Spirito, non vive più di Spirito, ma vive solo di materia. Ecco perché non c’è più comprensione della Parola di Dio.

Ecco che allora, quando ci si troverà di fronte al Re, tante parole si compiranno e tanti che erano ritenuti ultimi saranno trovati primi: tanti piccoli. Ecco il Resto, il Resto dell’Israele di Dio rimasto fedele (Rm 11,5), che sarà chiamato e benedetto dal Re. Ecco la sorpresa e l’umiltà di questi piccoli che dicono: “Quando, quando ti ho dato da mangiare? Quando ti ho dato da bere?” (Mt 25,37-39) Ecco la risposta, fratelli cari. E conoscendola per tempo, andate per le strade di questo mondo, affinché comprendiate bene ciò che il Re desidera e, comprendendolo prima, sarà più facile poi aver adempiuto ad ogni compito, avendo la coscienza e il cuore a posto di fronte a Dio, per aver fatto tutto ciò che Dio, tramite il Suo Spirito, ci chiede.

Altri, che si ritengono primi in questa società, che si ritengono primi nelle cose di Dio, saranno trovati ultimi, così come Gesù dice nel Vangelo (Mt 19,30). Ecco tanti che si ritengono “servi” (Lc 12,45-46), che si ritengono perfetti, che si sentiranno dire, come dice Gesù nella pagina del Vangelo di oggi, “maledetti” (Mt 25,41). Ecco i servi “malvagi”, “infingardi”, “fannulloni” (Mt 25,26; Omelia del Pontefice Samuele, “I talenti e la Città divisa in 3 parti: i buoni fedeli; i titubanti fannulloni; i malvagi”,  23/11/2025); ecco le “vergini stolte” (Omelia del Pontefice Samuele, “La parabola delle 10 Vergini: siate saggi e non stolti, siate i Vergini santi”, 16/11/2025), di cui abbiamo meditato in queste domeniche, che si vedranno chiudere la porta e si sentiranno dire: “Non vi conosco; via da me” (Mt 25,12); tutti coloro che presumono di essere in comunione con Gesù e che non hanno capito ciò che Gesù vuole; e chi lo ha capito, anche se lo ha compreso, per ignavia nulla fa, perché vuole rimanere nelle proprie comodità, perché non si vuole mettere in gioco (perché ci vuole coraggio, fratelli, per mettersi in gioco e andare contro la corrente di un mondo di benpensanti [Rm 12,2] che ha perso lo Spirito).

Ecco che Gesù nel Vangelo dice: “Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio sarà salvato” (Mt 7,21), così come ancora dice: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci” (Mt 23,13). Come non pensare a queste frasi nel comprendere chi sono coloro – capri e caproni – che vengono additati da Gesù come i “maledetti”?

Chi sta alla sinistra sta dalla parte del cuore e, quindi, è chiamato ad amare più degli altri, dovrebbe essere il primo ad amare, a comprendere l’Essenza dell’Amore (Gv 13,34). Ma se si perde l’Amore a Dio, al vero Dio, e se si perde l’Amore verso il prossimo, verso gli ultimi, verso le pecorelle, per un amor proprio e per proteggere i propri privilegi, per vivere nei propri palazzi, comodo… ma tutto sarà messo alla luce (Lc 12,2).

Ecco, allora, che chi sta alla destra sperimenta la Potenza di Dio (Atto di Magistero, “Il Braccio del Padre”, 23/10/2022), così come Maria canta nel Magnificat: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi” (Lc 1,51-53). Ecco che tanti che si sentono ricchi in questo mondo, onnipotenti, sperimenteranno la Potenza di Dio, del Re. Ecco che lo squillo delle Trombe sarà udito (Atto di Magistero, “La Tromba è squillata: questo è il richiamo per ogni cristiano autentico”, 17/08/2025) e arriverà il giorno dell’Ira di Dio, Dies irae, così come altrove si canta nella prima domenica di Avvento, in cui il Vangelo di San Luca annuncia la fine (Lc 21,6ss.): lo si canta, ma lo si sperimenterà, perché il Padre interviene per dare Giustizia ai Suoi figli, così come è scritto nell’Atto di Magistero, Cristo, Re di Amore e di Giustizia, che questa Chiesa ha proclamato: “Il Segno di Dio che tanti attendono scenderà: la Giustizia del Padre su Babilonia. Tanti saranno gli eminenti e gli eccellenti bene in vista che cadranno e faranno molto rumore: precipiteranno per volere divino perché macchiati di grave peccato. Babilonia sarà preda di nuova e più ampia confusione e scenderà in un vortice senza fine” (Atto di Magistero, “Cristo Re di Amore e di Giustizia”, 26/11/2023). Ecco che la malvagità di Babilonia (Ap 17,5) si rispecchia e sarà rispecchiata nella confusione che regna in questo mondo. Ecco perché questo mondo è preda della confusione. La malvagità di Babilonia ha fatto sì che la confusione potesse aumentare e ora è aumentata. Ecco le guerre, ecco i conflitti gravi, perché nessuno vuole arrendersi. “Tanti vorranno manifestare la propria umana potenza e il conflitto si allargherà. […] L’umanità vive il tempo della grande confusione. Il nemico di Dio la attanaglia e tanti cuori sono prigionieri del suo spirito e della sua azione diabolica. Lo spirito maligno da una parte soffia dove il fuoco è vivo: ed ecco la violenza e la guerra, l’odio e la prevaricazione”, che parte proprio dalla terra in cui Gesù è nato: il più grave conflitto che farà sì che altri conflitti si accenderanno così come sono già accesi, per arrivare ad un conflitto che non avrà mai più fine. Ecco lo spirito maligno “che bracca – nella sua morsa sempre più infernale – popoli e nazioni; dall’altra soffia per spegnere il Fuoco Santo della vera fede, allontanando tanti cuori – alla ricerca della Verità – dalla Casa dove Dio ha posto la sua Dimora, il suo Trono” (Atto di Magistero, “Cristo Re di Amore e di Giustizia”, 26/11/2023).

Ecco questa Dimora, ecco questa Casa, annunciata e proclamata per tempo dalla Fanciulla di Dio, affinché tanti potessero, per tempo, conoscerLa ed essere preservati dall’apostasia, dall’eresia. Ecco che, nella Nuova Gerusalemme, il Re è tornato per adunare i figli nell’unico Ovile (Gv 10,16). Ecco i figli benedetti dal Padre che al cospetto del Re si sentiranno dire: “Venite, benedetti dal Padre vostro, perché avete trovato grazia presso il mio Cuore, perché Mi avete dato da mangiare quando ero affamato; Mi avete dissetato con il vostro amore quando l’amore di tanti è venuto meno; e siete stati con Me e per Me fino alla fine, perseverando e vincendo”, con tutto voi stessi (Atto di Magistero, “Cristo Re di Amore e di Giustizia”, 26/11/2023).

Ecco queste parole che ritornano e ora si compiono: amare il Re e amare il prossimo, cari fratelli. Tante volte lo abbiamo ripetuto e oggi ancora lo ripetiamo: ci dobbiamo fare terreno fertile, ancor più fertile, sull’esempio di Maria, sull’esempio di Maria Giuseppina, affinché il grano caduto a terra (Gv 12,24) possa trovare terreno fertile e portare auspicabilmente il cento, il cento, il cento (Mt 13,23)! Ecco allora il sacrificio che porta frutto e non viene disperso dalla gramigna e dalle erbacce. Ecco il terreno fertile a cui siamo chiamati: il nostro cuore, fertile all’Amore, affinché tanti possano portare frutto in abbondanza (Gv 15,8). Ecco il voler fare la Volontà di Dio ogni giorno (Lc 9,23): questo è ciò che conta; questo è ciò che hanno fatto i Santi. È ciò che siamo chiamati a fare oggi per essere santi, per vivere da Santi, perché questa è l’unica cosa che conta: tutto il resto sarà lasciato fuori (Fil 3,7-8). Tutto ciò che conterà di fronte al Re è la santità e le opere buone che ognuno porterà seco. Ecco l’esempio della Fanciulla di Dio (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Colei che è sintesi dei profeti e degli antichi patriarchi”, 26/07/1996), che ha fatto della Sua vita un Vangelo di Vita, un Vangelo di Amore, un Vangelo di Carità messo a disposizione di tutti. Questa è “La Forza della Casa di Dio, la forza dell’Azione del suo Spirito [che] ha trovato nei figli fedeli al Padre un terreno fertile. In questo tempo lo Spirito avanza per vincere, manifestando l’Azione e la Volontà del Padre, per radunare e far riconoscere tutti sotto l’unico Pastore, Cristo, il Re dei re e il Signore dei signori” (Atto di Magistero, “Cristo Re di Amore e di Giustizia”, 26/11/2023).

Questo è il tempo, fratelli cari, in cui queste parole, scritte in questo Atto di Magistero, ora si compiono, perché il Re vuole radunare tutte le Sue pecorelle in questo Ovile, unico Ovile. “Di un piccolo Angolo di Terra Dio ha fatto il Centro della sua infinita Misericordia, la mèta e l’approdo per tutti gli uomini di buona volontà, per tutti coloro che hanno mantenuto la vera fede, per tutti coloro che hanno difeso e difenderanno la vera fede in Cristo Signore, Re di grazia e di Misericordia” (Atto di Magistero, “Cristo Re di Amore e di Giustizia”, 26/11/2023).

Dobbiamo ritornare al tempo della prima Chiesa, della Chiesa nascente, dove in tutti regnava l’Amore ed erano concordi nello spezzare il Pane (At 2,42-47). Non vi erano invidie, gelosie, rivalità, separazioni, le separazioni che hanno lacerato il Corpo mistico di Cristo. Ecco le divisioni tra i cristiani che si sono susseguite nel corso della storia, non certo per volere di Dio, ma per volere e interesse di uomini che, nel tempo, si sono divisi, adducendo pretesti apparentemente spirituali, contrapponendo gli Apostoli l’uno all’altro, anziché riconoscersi nel primato di Pietro come aveva stabilito Gesù (Mt 16,18-19; Gv 21,15-17). Non è Pietro ad essersi scelto, ma è Gesù che lo ha scelto! E mai Andrea o Paolo o altri hanno messo in discussione il primato di Pietro. Andrea è stato il primo a ricevere l’Annuncio (Gv 1,39-40) ed è stato il primo a portarLo al fratello (Gv 1,41), riconoscendo per primo il primato che Gesù aveva accordato al fratello: questo dico ai fratelli ortodossi. Così come Paolo, pur disputando con Pietro (Gal 2,11-14), sempre gli ha riconosciuto il primato, lo ha aiutato, ma non lo ha mai voluto scalzare: questo per i protestanti. Si deve ritornare, se si vuole veramente unire i cristiani, all’essenza del Vangelo e al primato di Pietro, per poter essere una cosa sola in Cristo Signore (Ef 4,3-6). Ecco che in questo Ovile chi ci vorrà stare, ci starà e sarà presente per poter ricongiungere i cristiani, secondo il volere di Dio, che qui è tornato per radunare le Sue pecorelle.

La vera “fratellanza universale” la si può ottenere solo in Cristo (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “L’Altare Privilegiato Eterno per l’Unione Ipostatica”, 30/06/1985). Non vi potrà mai essere “fratellanza universale” umana (Mt 12,48-49), così come altri, girando ora per il mondo, in continuità con colui e coloro che lo hanno preceduto, stanno facendo. La vera “fratellanza” è solo in Cristo Signore (Atto di Magistero, “La comunione nell’unica fede: Cristo”, 11/05/2025). Solo chi riconosce Cristo come Figlio di Dio potrà essere chiamato “fratello”: “figlio” è chi crede in Gesù (Gv 1,12) e si fa battezzare (Mc 16,16); le altre rimangono “creature”.

Uno è il Figlio di Dio, Gesù. Non si può mettere Gesù al pari di uomini. Gli ebrei hanno Mosè come loro punto di riferimento: un uomo. Avrebbero dovuto riconoscere il Messia, ma non L’hanno riconosciuto (Gv 1,11). I musulmani hanno Maometto: un uomo; poi vi è Buddha: un uomo. Uno è il Figlio di Dio, Uno, e si chiama Gesù (At 4,12): questa è la fratellanza universale!

Non si può svendere Cristo, la Sua Divinità. Questo lo ha fatto Ario, che ora si ricorda come eretico, ma ora si fa peggio perché si svende la Divinità di Cristo, mettendoLa sullo stesso piano di uomini. Questo grida di fronte al Padre e questo peccato grave farà sì che il Padre interverrà (Atto di Magistero, “Padre, è giunta l’ora”, 01/12/2024). Ecco il Re di Misericordia e di Misericordiosa Giustizia.

Si ricorda il Concilio di Nicea: millesettecento anni. E che cosa si dice? Che cosa si proclama? Si crede ancora al ritorno di Cristo? Hanno ancora senso queste parole: “E di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine”? (Symbolum Nicaenum, Concilio di Nicea I, 325 d.C.). O sono parole che si dicono, ma a cui non si crede più? Chi sono i vivi? Chi sono i morti? (Atto di Magistero, “La Generazione dei Santi”, 23/03/2025). Vivi: coloro che sono rimasti vivi e saranno trovati vivi nella vera Fede, in Colui che è Vita, nel Re della Vita (Gv 14,6). Morti: coloro che Lo avranno rinnegato, coloro che sono attratti e interessati da tutto ciò che è mondo, che non vivono più Dio, lo Spirito di Dio, perché sono preda di uno spirito diabolico che fa vivere loro solo e soltanto la materia, che insegna loro a cogliere l’attimo perché, dopo la vita, tanti pensano nulla ci sarà. Ecco coloro che saranno posti alla sinistra e saranno mandati insieme a satana e ai suoi angeli, dove vi è fuoco inestinguibile (Mt 13,42). Ecco i freddi e i tiepidi (Ap 3,16), vomitati dalla bocca di Dio. Rimarranno i caldi, quel Piccolo Resto dell’Israele di Dio (Is 4,3) che offre con coraggio, per amore di Dio e di quei piccoli, perché Dio ha a cuore i Suoi piccoli.

Coloro che vorranno rimanere ancorati ad una tradizione (Mc 7,9), aspettando Godot, rimanendo comodi nei loro palazzi, riceveranno la loro ricompensa, già oggi, perché Dio è Re di Misericordia e deve rendere giustizia ai Suoi figli, ai giusti.

Ecco, beato chi vuole salire sull’Arca: Maria, Arca della Nuova Alleanza, per poter vivere Maria, Corredentrice universale (Atto di Magistero, “Come il Nome di Gesù Redentore salva, così il Nome di Maria Corredentrice salva”, 12/09/2021).

Abbiamo vissuto in questi giorni la Festa di Maria apparsa a Caterina Labouré (1830); e ci ha donato quella Medaglia miracolosa che tanti portano con orgoglio santo. Fate bene, fratelli cari, perché su quella Medaglia, Maria ci parla. Su quella Medaglia, Maria è impressa con quei Raggi di Misericordia che escono dalle Sue mani. “Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te” è scritto su quella facciata. Come non pensare a ciò che è avvenuto cento anni dopo, dove sempre quegli stessi Raggi sgorgavano dal Cuore di Gesù misericordioso, rivelato a un’altra Santa, suor Faustina? Ecco la Grazia e la Misericordia che esce dalle mani di Maria. Ed ecco la Grazia e la Misericordia che esce dal Costato, dal Cuore di Cristo, in una Unione totale di questi due Cuori, non a caso raffigurati sull’altra parte della Medaglia: Cuore, coronato di spine, di Gesù (Gv 19,2); Cuore, trafitto dalla spada, di Maria (Lc 2,35). Quei due Cuori – il Cuore del Re e della Regina, del Redentore e della Corredentrice – che elargiscono Grazia e Misericordia sui Loro figli. Ed ecco le Dodici Stelle che fanno da corona a quella ‘M’, che rappresenta Maria (Ap 12,1), nella quale è incisa la ‘V’ della Vittoria. E da quella ‘V’ della Vittoria nasce l’Albero della Vita, la Croce, la Croce Santa, l’Albero della Vita (Ap 2,7) che porterà tutti a vivere il Regno, perché Dio è Re di Misericordia per i Suoi figli e li sfamerà e li disseterà (Sal 22,1-2).

Venite, voi che volete essere benedetti dal Padre; voi che volete essere sfamati e dissetati, perché qui il Re della Vita vi attende per donarvi il Suo Pane e la Sua Acqua e farvi vivere in questa Terra d’Amore per l’eternità, in Cristo e in Maria. E così sia.