22 marzo 2026
Vangelo: Marco, Cap 11, vv. 12-25
Omelia del Pontefice Samuele
V Domenica di Quaresima
Abbiate fede in Dio! Cercate la pace!
Non siate come il fico sterile maledetto
Amati fratelli, viva è la gioia nei nostri cuori per questo mese in cui continuiamo a festeggiare il nostro Santo Patrono, così come abbiamo fatto nei giorni scorsi, festeggiandoLo solennemente, portando al centro la Sua figura, il Suo esempio: un esempio intramontabile che deve essere per tutti i cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà (Lc 2,14), per tutti gli uomini, perché San Giuseppe, prima che essere un grande Santo, è stato un grande uomo, un vero uomo, retto, buono, generoso, forte, obbediente, docile, amabile (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “San Giuseppe”, 19/03/1998). Per questo il Padre Lo ha scelto per poter proteggere ciò che più di caro aveva, il Figlio (Gv 1,14). E San Giuseppe ha assolto alla Sua chiamata divenendo così “cristiano”, il primo cristiano, il primo ad aver accolto il Cristo (Mt 1,20-24).
Ecco l’esempio che ci accompagna, così come il Bastone di Giuseppe ci guida, in questi tempi duri e difficili, affinché nessuno smarrisca la Via, affinché nessuno si stacchi dalla Verità di Cristo, affinché tutti possano avere la Vita (Gv 14,6), l’eterna Vita (Gv 10,10). Ecco la Fede che, messa al centro, dona la Vita.
La Fede: tema della pagina del Vangelo che or ora è stata proclamata (Mc 11,22). Abbiate fede in Dio (Atto di Magistero, “La Fede Cristiana”, 27/10/2024)! Questo è il grido che l’Evangelista proclama e che noi facciamo nostro, affinché il mondo oda questo grido d’Amore e di Speranza. Abbiate fede in Dio! Tornate a Dio! Tornate a vivere gli insegnamenti di Dio (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Catechesi”, 01/01/1988), perché solo così si potrà vincere e spostare ogni montagna (Mc 11,23): le montagne dell’odio, le montagne dell’egoismo, le montagne dell’ipocrisia, le montagne del perbenismo, di conseguenza la montagna della guerra che nasce prima di tutto nel cuore degli uomini che si allontanano da Dio e dai Suoi precetti per poi scatenarsi in un baratro senza fine.
Ecco la sofferenza di Gesù, altro tema che in questa pagina viene evocato. Gesù soffre nel vedere la Sua Casa, Casa che sarebbe dovuta rimanere di preghiera, divenire spelonca di ladri (Mc 11,17). Ecco ciò che avvenne allora ed ecco ciò che nuovamente è avvenuto. Ed ecco la sofferenza di Gesù, che è la nostra sofferenza, nel vedere che tutto ciò ha provocato un decadimento di valori, nel cuore degli uomini che hanno portato ora a vivere questi scenari di guerra sempre più tragici, che vedranno i luoghi della vita di Gesù rasi al suolo, distrutti. Non rimarrà nulla di tutto ciò. E questa è sofferenza per Gesù. Di conseguenza, grande è la nostra sofferenza nel vedere cancellati questi segni che sarebbero dovuti rimanere.
Ecco la stoltezza dell’uomo. Dopo che tutto sarà distrutto (Mt 24,2), vorrei dire a tanti: che cosa rimarrà? Che cosa si potrà comandare più? Quale vittoria si potrà cantare, in questa guerra che si sta vivendo nei luoghi che hanno caratterizzato la vita del Figlio di Dio?
Vi sono coloro che vogliono distruggere tutto: non L’hanno accolto prima (Gv 1,11) e hanno solo come obiettivo quello di distruggere. Vi sono coloro che sono pronti a tutto, anche ad autodistruggersi pur di distruggere. E vi sono altri che si sono uniti, pensando di poter ottenere di più, di più, sempre di più (1Tm 6,10). Ma quando si vuole troppo, nulla si avrà, ma si rischia di essere ridotti al nulla (Lc 9,25).
Nulla la storia vi ha insegnato? Anche nello stesso territorio, dove alcuni anni fa si è andati cercando ciò che non c’era, che cosa si è ottenuto se non morte e distruzione? Quale stabilità? Stolti e sciocchi e tardi di cuore (Lc 24,25) perché non si impara dagli errori del passato. E a rimetterci sono sempre e solo i piccoli, gli ultimi, gli innocenti che vengono schiacciati da tutti costoro.
Ecco il mio appello accorato e finale che ho rivolto (Omelia del Pontefice Samuele, “L’appello di Samuele: fermate la guerra ora, prima che sia vera distruzione”, 15/03/2026) affinché almeno i cristiani, chi si dice “cristiano”, chi ha ancora un briciolo di barlume di verità, di amore per la Verità, possa unirsi insieme agli uomini di buona volontà per porre fine, per usare le armi della pace (Ef 6,11-17), prima che sia troppo tardi, prima che non si possa tornare indietro più.
Fermatevi ora perché tutto ciò che è scritto si compie. È tutto scritto nel Libro dei libri!
Ecco che la Divina Giustizia incombe su questo mondo, un mondo che non vuol sentire più parlare di Giustizia Divina, si aggrappa solo ad una giustizia umana che, anche quella, viene calpestata. Non vi è più diritto, vi è una legge che viene interpretata e usata a proprio uso e consumo. Quale legge, se non quella del più forte che schiaccia i più deboli? Questo a tutti i livelli, cari fratelli. Ecco perché non è giusto che chi ha questo compito non risponda mai delle proprie nefandezze, dei propri errori. Non è giusto. Così come i piccoli rispondono se sbagliano, anche i grandi devono rispondere se sbagliano. Per questo vi dico “sì”, perché non è giusto.
Ecco il fico sterile nella “parabola” ascoltata. Gesù passa e maledice quel fico (Mc 11,13.21). E il fico, badate bene, cari fratelli, ha un significato simbolico molto profondo, perché nella Sacra Scrittura il fico ha una valenza simbolica che, sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento, viene spesso ripresa: manifesta prosperità; riporta al popolo eletto; ne parla il profeta Gioele (Gl 1,7). Ne parlano altri profeti: Isaia (Is 28,4); ne parla Osea che dice: “Come uva nel deserto trovai Israele, come i primi fichi sul fico, in principio vidi i vostri padri” (Os 9,10). Ne parla anche l’evangelista Giovanni, quando Gesù incontra Natanaele che Lo riconosce proclamandoLo Re di Israele e Figlio di Dio quando Gesù gli dice: “Ti avevo visto quando eri sotto il fico” (Gv 1,48-49). “Stare sotto il fico” ha un grande significato, perché lo ritroviamo nell’Era messianica: allora, come ora.
Di contro, il “fico sterile”, che non produce frutti né di amore né di giustizia, è un’immagine, una metafora del popolo che non produce più questi frutti e, di conseguenza, Gesù lo maledice (Mc 11,14.20-21). E se tu non hai più la benedizione di Dio, sei destinato a seccare e a non essere più.
Ecco quell’Alleanza, prima Alleanza, che è stata “seccata”, in quell’immagine che porta Gesù a maledire il fico prima e a scacciare i mercanti dal tempio subito dopo (Mc 11,15-17), in un unicum, un’unica Azione per far comprendere che quella casa, divenuta spelonca di ladri, non era più in alleanza con Dio, così come quel fico. E tutto questo si compie in un tempo pieno, dalla mattina alla sera, scritto nel Vangelo: un tempo pieno. Così come nel Libro della Genesi, leggiamo che ogni passaggio importante è scandito da questa sezione temporale: “E fu sera e fu mattina” (Gen 1,5).
Quindi questo è ciò che è avvenuto allora, in un tempo pieno, e questo è ciò che sta avvenendo, è avvenuto ora, in un altro tempo pieno, dove nuovamente Gesù ha tagliato quell’Alleanza che era stata stabilita con il popolo dei primi cristiani, con la casa di Roma, per poterne instaurare un’altra, perché quella casa non porta più frutti né di amore né di giustizia, ma porta frutti di apostasia (2Ts 2,3), come tutti quanti possono constatare.
È di questi giorni la notizia dove l’attuale Pontefice romano viene ripreso in un’immagine fotografica mentre celebra e adora la Pachamama, un idolo pagano, così come il suo predecessore aveva fatto nel 2019, il 4 ottobre e il 7 ottobre, facendolo entrare in quel tempio, non più tempio santo, ma profanato da questi e altri gesti.
Ecco che la storia ritorna. D’altronde, il profeta Michea annuncia ciò che sarebbe stato e nell’Antico Testamento già contempla la Città Santa come il centro di un nuovo mondo dove regnerà la Pace e la prosperità, dove ognuno siede tranquillo sotto la sua vite e sotto il suo fico: Michea, 4 (Mi 4,4). E così l’Apocalisse che ci porta a ciò che stiamo vivendo, quindi negli ultimi tempi, dove l’apostolo Giovanni, parlando al capitolo 18 della caduta di Babilonia – la grande meretrice assisa sulla città dei sette colli (Ap 17,9): chi vuol comprendere comprenda senza deviare la comprensione dei figli di Dio: non si sta parlando di Istanbul! – … e in questo passaggio Giovanni dice: “La luce della lampada non brillerà più in te; e voce di sposo e di sposa non si udrà più in te. Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra; perché tutte le nazioni dalle tue malìe furono sedotte” (Ap 18,23).
Ecco la Giustizia di Dio che incombe e si abbatte su chi ha tradito l’Alleanza, ha tradito i suoi figli: ecco la meretrice ebbra del sangue dei santi e dei martiri (Ap 17,6). E tutto questo, chiaramente, ha una ricaduta sul mondo intero che, alla luce di questo primo grave errore, di conseguenza perdendo la bussola, perdendo la Luce, perdendo la Via, perdendo la Guida, si travia ancor di più. Ed ecco ciò che si sta compiendo – ciò che è avvenuto – sta avvenendo sotto i nostri occhi.
Ecco perché al mondo di buona volontà, che vuole veramente pregare il Cielo, dico, alla società civile: ritrovate l’ordine, prima di tutto morale, se volete elevare la vostra voce e preghiera a Dio affinché Dio Padre Onnipotente vi ascolti. Ripartiamo, rimettendo in ordine ciò che è l’Ordine di Dio. “Dio”: ama il Signore Dio tuo con tutto te stesso (Mt 22,37). “Famiglia”: ama il prossimo tuo come te stesso (Mt 22,39). E “Lavoro”, che serve per sostentare la famiglia e non deve diventare un idolo. Una è la famiglia voluta da Dio, quella che si forma nell’unione tra l’uomo e la donna: “Maschio e femmina li creò” (Gen 1,27)!
O mondo, se vuoi pregare ed essere ascoltato da Dio, ritorna all’ordine, cancella il disordine morale in cui ti bèi. Voi, governanti, ritrovate la vera Legge che è quella di Dio e cancellate leggi inique affinché questo mondo possa ritrovare l’Ordine santo per poi poter invocare Dio, Padre Onnipotente, e chiedere ciò che si deve. Ecco l’appello ai cristiani e agli uomini di buona volontà affinché agiscano: governanti, leader delle nazioni di questo continente per poter svoltare e lasciare un segno che riporti tutto a Dio.
Ecco l’esempio di San Giuseppe, della Sacra Famiglia che ritorna ad essere centro (Atto di Magistero, “La Reciprocità dell’Amore nella Sacra Famiglia e il Mistero della Vita”, 29/12/2024). Ritorniamo alla Sacra Famiglia e al Suo Santo insegnamento per poter ritornare in comunione con Dio e poterLo pregare alzando gli occhi al Cielo e non dover abbassare la testa per la vergogna.
Siate santi, figli di Dio (Atto di Magistero, “La Generazione dei Santi”, 23/03/2025)! Siate santi, voi tutti uomini di buona volontà, affinché questo mondo possa ritrovare la Luce smarrita e vincere le tenebre che incombono su questo mondo (Gv 1,5).
Affidiamoci nuovamente a Maria, la Madre Santa, per consacrarci ogni giorno al Suo Cuore Immacolato (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Maria, mi consacro a Te”, 10/03/1986) e poter chiedere a Lei, a San Giuseppe, al Bambino Gesù di poter essere innestati nell’Albero della Vita che si contrappone al fico sterile. Il fico sterile da una parte, l’Albero della Vita dall’altra, piantato al centro della Città Santa (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Città Santa”, 23/06/1996), che con i Suoi frutti, che non finiranno mai, sfamerà le genti.
Ha detto il Figlio di Dio: “Ho fame” (Mc 11,12). Di cosa ha fame Gesù? Ha fame di amore, fratelli cari, così come gli uomini hanno fame dell’Unigenito Amore.
Sii maledetto tu, fico (cfr. Ap 16,19b; 18.2): nessuno potrà più mangiare da te (Mc 11,14)! Il tuo pane non sfamerà più perché è un pane avvelenato.
Chi vuol mangiare, venga nella Città Santa. Chi vuol bere, venga e si disseti dalla Fonte dell’Acqua della Vita (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Fonte di Misericordia e di Pace”, 19/04/1998), dove Cristo e Maria sono pronti ad accogliere tutti per poter tutti innestare in quell’Albero che con i Suoi frutti sfama e che con le Sue foglie cura (Ap 22,2), ora e sempre. E così sia.