21 giugno 2026
Vangelo: Marco, cap 3, vv. 20-35
Omelia del Pontefice Samuele
La vera famiglia di Gesù: né i farisei né i suoi
ma coloro che fanno la Volontà del Padre
Amati fratelli, viviamo il mese del Sacratissimo Cuore di Gesù (Decreto Pontificio, “Festa Solenne del Sacratissimo Cuore di Gesù”, 19/06/2022); e viviamo queste domeniche, domeniche di amore e di insegnamento profondo, che tutti quanti siamo chiamati a vivere in quel nostro essere “figli” (Gv 1,12), in questa Festa, una Festa viva, continua e palpitante, che mai si esaurirà.
Ecco il nostro essere “famiglia”: Famiglia di Dio, Famiglia di Gesù, vera Famiglia (Rivelazione di Maria SS.ma a Maria G. Norcia, “La Divina Famiglia e la Scala d’oro”, 25/12/1988). Questo è il tema del Vangelo di oggi; questo è il tema di questa Domenica, Santa Domenica.
Chi è la vera Famiglia di Gesù? Chi sono i Suoi fratelli? Chi sono le Sue sorelle? Chi è Sua madre? È il Maestro che ce lo insegna. È un insegnamento a cui dobbiamo ritornare tutti, per poter rimettere al centro la vera fratellanza, il vero legame familiare. Chi fa la Volontà del Padre, con la vita, con i fatti, e non con le parole, potremmo dire, è “famiglia”. Questa è la Famiglia del Maestro, che oggi si riunisce e sempre si riunirà per fare la Volontà del Padre Santo (Mc 3,33-35). Ecco i testimoni, ecco i martiri: coloro che, morti al mondo e al peccato (Rm 6,11), vivono ogni giorno per “mordere” questa quotidianità, “mordere” il tempo, per poter essere sempre un passo avanti e vivere solo e soltanto per fare la Volontà di Dio, Uno e Trino. E avendoLo conosciuto e incontrato nella propria vita, mai più Lo si lascerà, e si vivrà con tutto sé stessi, con tutto l’ardore e l’amore che ci arde in petto, per poterLo servire e amare con tutte le nostre forze, con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutta la nostra anima (Mc 12,30).
Questo, cari fratelli, è fare la Volontà del Padre: svegliarsi da un sonno che ha preso tanti, da un torpore mortale di cui tanti sono vittima (Ef 5,14), per riprendere in mano la propria vita, donarla a Maria, affinché Maria la possa porgere a Gesù (Atto di Magistero, “La Via privilegiata per giungere alla Salvezza”, 15/08/2023) e dire: “Ecco, prendila: questa è la vita di quel figlio che è rinato dall’Alto (Gv 3,5) tramite Me, Maria, che ora vuole vivere in Te, solo e soltanto in Te”. Questo è essere “famiglia”, cari fratelli. E nel momento in cui si comprende tutto questo, nel momento in cui si è messa mano all’aratro, non si vuole più tornare indietro, non ci si vuole più volgere indietro (Lc 9,62), perché le cose di prima sono passate (Ap 21,4). La Nuova Gerusalemme (Atto di Magistero, “Il Sacrario della Nuova Gerusalemme”, 05/06/2022) ci proietta solo e soltanto ad abbracciare ciò che è nuovo, ciò che è rinnovato in Cristo e in Maria. “Né lutto né affanno né lamento”: via tutto ciò, fratelli cari! Via i lamenti, via gli affanni! Siamo rinati in Cristo, siamo rinati dal Suo Costato, da quel Cuore trafitto da dove è sgorgato Sangue e Acqua (Gv 19,34). Siamo figli di quel Sacrificio. Anche noi siamo chiamati al “sacrificio”, a “rendere sacro” tutto ciò che facciamo: questo significa “sacrificio”. Così come Gesù si è sacrificato, ha “reso sacra” la Sua Vita, la Sua Esistenza, per amore di coloro che il Padre Gli ha affidato e Gli avrebbe affidato (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Maria, mi consacro a Te”, 10/03/1986); e così dobbiamo fare noi, se vogliamo divenire “tanti piccoli Gesù”, se vogliamo essere Suoi fratelli, Sua Famiglia, non con le parole, ma con la vita, con i fatti. Questo, cari fratelli, è essere Famiglia di Cristo.
Ecco questo Vangelo profondo, che ci riporta all’essenza dell’Amore. Alcune immagini colpiscono, del brano appena letto: la casa; la folla; il cibo, che non riuscivano a prendere (Mc 3,20); i “suoi”, così chiamati, che Lo ritenevano un “folle”; e i farisei, coloro che si sono erti e sono saliti in cattedra (Mt 23,2), presumendo di poter pontificare su ciò che è Spirito, pur avendo di fronte a loro il Pontefice eterno (Eb 7,24). E la prima condanna di Gesù è proprio verso costoro, verso i farisei di allora e, possiamo bene dire, verso i farisei di oggi: coloro che presumono di poter giudicare ciò che è Spirito, ergendosi e condannando lo Spirito Santo, dicendo: “Non è Spirito Santo, ma è spirito diabolico” (Mc 3,22.30), invertendo i termini.
Per questo, questa bestemmia, che è la bestemmia contro lo Spirito Santo, non potrà essere perdonata. Non è vero che Gesù perdona tutto e tutti, come per anni abbiamo sentito ripetere: “Todos, todos, todos!”. No, hermanos queridos, no! Non è questa la Verità. No es Verdad.
La Verità è un’altra (Gv 16,13): è quella di Gesù Cristo, scritta nel Vangelo, e che tanti martiri hanno predicato, prima che con le parole, con la propria vita.
Dice Gesù nel Vangelo appena ascoltato: “Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna” (Mc 3,29). Chiaro, Gesù. Non è interpretabile! Chiaro! Come sempre Gesù è chiaro: “Sì, sì; e no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37), di cui questo mondo è impregnato, intriso, preda. Perciò ora la confusione regna sovrana e si sovvertono i termini. Gli uomini lo possono fare, ma Dio non lo farà, perché Dio è verace nel Suo parlare e nel Suo insegnare. Perché? Perché, diversamente, a rimetterci sono i piccoli, che non comprendono più dove è la Verità, che sono portati ora a destra, ora a sinistra, secondo le convenienze umane, non divine (Mc 8,33). Per questo, c’è in gioco la vita eterna di tanti; per questo, coloro che sovvertono i termini saranno condannati per sempre, e non vi sarà perdono verso costoro (Atto di Magistero, “Il Santo Perdono di Dio”, 02/08/2023).
Cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo? Negare gli effetti dell’Azione dello Spirito Santo sulle anime, negare la Verità conosciuta; quindi, negare Gesù; scambiare l’Azione dello Spirito Santo per l’azione dello spirito diabolico, deviando così la via di tanti piccoli. Questa è la bestemmia dello Spirito Santo, così come Gesù ebbe a dire alla Sua Fanciulla, in quella grande Rivelazione che, alla vigilia di questa Domenica, abbiamo ascoltato. Dice Gesù: “Il peccato contro i Miei Segni potrà essere perdonato, ma non quello contro gli effetti dei Segni nelle anime: negare la realtà e l’origine delle Mie meraviglie, delle Mie Opere, significa negare Me.
[…] Ah, il peccato contro lo Spirito Santo, che consiste nel negare la Verità conosciuta, ancora persiste a causa dell’ostinata volontà e della mancanza di tutte le disposizioni al Perdono. Io sono pronto ad accogliere il peccatore che si pente; ma i farisei non si vogliono pentire, disprezzano i penitenti e, quindi, non si mettono in condizione di essere perdonati”. E ancora: “A quanti presumono di aver accolto la Mia Parola, dimostrerò con i fatti che la loro perversione è grande e che è pericoloso calpestare le grazie di Dio. Nessuna presunta parentela con Me deve allontanare dal dovere della Carità” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “L’Altare Privilegiato Eterno per l’Unione Ipostatica”, 30/06/1985).
“Nessuna presunta parentela”. Ed ecco il secondo punto che Gesù affronta: la parentela, i “Suoi”. E anche questo va compreso sia alla luce del contesto, della carne, ma anche e soprattutto alla luce di ciò che è Spirito. Chi sono i “Suoi”? A quel tempo i “Suoi” erano i Suoi parenti di sangue. Voi sapete che in ebraico antico il termine “fratello” può anche avere un uso più ampio, di “parente” e di “consanguineo”. Quindi, quando si parla di “fratelli”, non ci si riferisce a fratelli carnali, ma, in questo caso, ci si riferiva ai cugini, e Gesù ne aveva quattro, i figli del fratello di San Giuseppe e di Maria di Cleofa. Appunto, Maria di Cleofa, cognata di Maria Santissima. Due di questi cugini carnali Lo hanno seguito: Giacomo il Minore e Giuda Taddeo. Altri due, no. Lo hanno tradito; Lo ritenevano un “folle”; si vergognavano di quel parente. Era imbarazzante. E questo ce lo dice il Vangelo. “È fuori di sé”, è scritto nel Vangelo. “Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo, poiché dicevano: ‘è fuori di sé’” (Mc 3,21).
La parentela con l’Uomo Dio è scomoda, e stravolge le conquiste sociali ottenute. Ci si deve mettere in gioco quando si ha un parente del genere, di sangue, e non tutti sono disposti a farlo. Per questo, alcuni seguono, altri no. Per quanto ti possano pur dire di volerti bene; ma il bene si misura in termini concreti, reali. E quando i valori differiscono, non ci si capisce più: perché per me il Bene, Dio Sommo Bene, è una cosa; per altri, il “bene” può essere misurato con altro.
E arriviamo alla parentela spirituale: i “Suoi”; quindi coloro che credono in Lui, coloro che oggi si dicono “fratelli”. “Nessuna presunta parentela con Me è sufficiente”. Non è sufficiente dire: “Io credo in Gesù, io ti sono fratello perché credo in Te”. Lo abbiamo detto prima: chi crede lo deve dimostrare con la vita, non basta dirlo a parole. E tanti su questo cadono e cadranno, perché diranno: “Ma come? Io ho profetato nel Tuo Nome, ho predicato nel Tuo Nome” (Mt 7,22). Tanti oggi dicono, uno in particolare: “Ci vuole pace, dobbiamo portare la pace nel mondo, tutti vogliamo la pace”. E si dicono “fratelli”, “rappresentanti” di Gesù sulla terra. E poi, costoro, cosa fanno? Da una parte, nel nome di Gesù, chiamano i potenti del mondo alla pace; dall’altra, che cosa fanno di Gesù? Lo considerano uno dei tanti (1Gv 2,23). Svendono la Primogenitura del Maestro, mettendo Gesù allo stesso piano di altre filosofie religiose, svendendo il Suo Sacrificio, il Sacrificio dei sacrifici. Questa è una bestemmia che grida contro lo Spirito Santo e non sarà perdonata. Ecco perché chi dice e si dice “fratello”, ma non fa la Volontà del Padre, troverà una più dura condanna nel momento in cui si erge a maestro e, così facendo, devia la strada di tanti piccoli.
“Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di divenire figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,11-13). Ecco, cari fratelli, la vera Famiglia del Signore.
Chi vuole essere Famiglia del Signore, metta in pratica la Volontà del Signore, partendo dalla virtù dell’obbedienza, quel vincolo che ci lega al Padre Santo, con docilità e soprattutto con volontà viva di voler obbedire, di voler essere in comunione di cuore, anima e spirito con Gesù.
Essere in comunione con Gesù non significa dire: “Gesù, fai di me quel che piace a me”, ma significa dire: “Gesù, fai di me quel che piace a Te”. Una consonante che ribalta il significato.
Tanti pregano chiedendo a Gesù di fare ciò che loro desiderano. La Fanciulla di Dio (Atto di Magistero, “La Fanciulla di Dio è il sublime Mistero d’Amore”, 21/01/2026) ci ha insegnato, per tutta la Sua Vita, un’altra preghiera: “Fai di me quel che piace a Te: sia fatta la Tua volontà”. E lo ha fatto con i fatti, prima che con le parole, dall’inizio alla fine: in quel Cinque Luglio, dove ha manifestato il Suo ultimo ed eterno “sì” per amore dei Suoi figli (Atto di Magistero, “Maria G. Norcia”, 21/01/2019), dimostrando al mondo come si è “famiglia”, dimostrando al mondo chi è Colei che Lo ha amato come Lo ha amato Sua Madre.
Ecco, a voi, cari giovani, come sempre, il mio pensiero. Anche oggi siete numerosi e con lo sguardo di luce. Formatevi una santa famiglia affinché sangue e spirito possano divenire una sola cosa. L’esempio, come sempre, ce lo danno Gesù e Maria, dove il Sangue e lo Spirito erano un tutt’Uno: Famiglia piena. Non vi era dicotomia tra Sangue e Spirito, perché Gesù e Maria sono stati una cosa sola, un unico Cuore (Atto di Magistero, “La Reciprocità dell’Amore nella Sacra Famiglia e il Mistero della Vita”, 29/12/2024). Perciò a voi dico: pregate, affinché Gesù vi aiuti a formare una santa famiglia, dove sangue e spirito possano essere una sola cosa, per poter essere insieme famiglia, per poter essere insieme testimoni, martiri, divenire Altare Privilegiato Eterno sul quale Gesù celebra la Sua Messa.
Non martiri “sporchi” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “L’Altare Privilegiato Eterno per l’Unione Ipostatica”, 30/06/1985), perché tali il mondo considera coloro che non sono più in comunione con una casa che è sporca, perché è mondo, divenuta prostituta (Ap 19,2); perciò ritiene “sporco” ciò che è diverso da sé, perciò ritiene “sporchi” altri martiri. Ma per Gesù siete luce, perché siamo stati purificati nel Sangue dell’Agnello (Ap 7,14), nati da Sangue e Acqua, quindi Spirito.
Ecco la rinascita in ciò che è Spirito, per farci essere “famiglia”, per poter varcare quella Soglia ed essere già “famiglia”, e poter ripopolare questo mondo in modo nuovo, santo (Ap 21,5), dove solo Santi genereranno altri Santi, perché il male non vi sarà più (Ap 21,1). Ecco il Compimento finale, che porterà tutti a vivere solo e soltanto ciò che è Spirito.
Tanti, nel tempo, si sono fermati a disquisire sul fatto se Gesù avesse fratelli carnali oppure no, e si sono persi, e tuttora sono persi. Gesù era figlio unico, non aveva fratelli carnali. Ma io vi dico: ora dobbiamo riportare tutto alla comprensione di ciò che è Spirito.
Dio è Spirito, e i veri adoratori Lo adoreranno in Spirito e Verità (Gv 4,23-24). La carne non giova a nulla. Si deve adorare in Spirito e Vita, perché la Parola di Dio è Spirito e Vita (Gv 6,63)! Perciò si comprenderà soprattutto la Generazione spirituale, oltre a quella carnale (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Maria, mi consacro a Te”, 10/03/1986). Questo è ciò che conta: comprendere la Generazione spirituale e, di conseguenza, non si sarà scandalizzati da altro, perché tutto si vivrà alla luce di ciò che è Spirito.
Affidiamoci a Maria, come sempre, cari fratelli. Ieri abbiamo festeggiato Maria Consolatrice, Consolatrice degli afflitti. Affidiamo a Maria ogni afflizione, ogni incomprensione, anche da chi – proveniente da chi – familiare di sangue, non comprende e ritiene essere “folli” coloro che hanno seguito un “folle” e, di conseguenza, sono divenuti “folli”. Nessuna “follia”; la follia la lasciamo al mondo. Qui Gesù è Verità, non è follia. Qui Gesù è Sapienza incarnata, è sceso dal Cielo per incarnarsi, dimorare nel Cuore di una Fanciulla che Lo ha amato come Lo ha amato Sua Madre (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Il Ritorno di Gesù”, 30/10/1994) per portarci tutti alla Verità e alla Vita eterna.
Questa è la Volontà di Dio. Chi La abbraccia sarà “fratello” di Gesù e potrà dirsi “fratello”. Ma anche chi dice di credere a Gesù, ma non vorrà credere alla discesa di Gesù Bambino (At 1,11) e al Compimento del Regno di Pace (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Divina Famiglia e la Scala d’Oro”, 25/12/1988) che nella Nuova Gerusalemme si compie (Ap 21,1), si sentirà dire: “Non ti conosco”. “Gesù, ma io ho sempre pregato Te; ho sempre vissuto per Te!”. “Non ti conosco” (Mt 25,12). E così sia.