1 marzo 2026
Vangelo: Marco, Cap 9, vv. 2-13
Omelia del Pontefice Samuele
II Domenica di Quaresima
Lasciatevi trasfigurare
per vivere già ora Gesù,
Elia, Mosè e la Città Santa
Fratelli, “è bello per noi stare qui”. Ci uniamo alle parole di Pietro per proclamare la nostra gioia. La gioia di poter esserci, la gioia di poter essere qui, la gioia di poter essere in questa “Tenda”, ultima tenda che manifesta l’ultima e definitiva Alleanza di Dio con i Suoi figli (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Dimora stabilita da Gesù”, 09/03/1997).
Ecco la gioia dei figli di Dio, ecco quella gioia incontenibile che viviamo nel giorno del Signore e che viviamo in questo tempo in modo particolare, perché questo è un tempo di gioia. Ed è bello poterci riunire insieme, ed è bello poter vivere insieme questa gioia.
Rimaniamo in questa gioia (Gv 16,22), così come il nostro Gesù ha detto alla Sua Fanciulla, “Io sono la Gioia” (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La gioia pur nella sofferenza”, 01/01/1989). E nel momento in cui tu incontri Gesù non può che essere gioia nel tuo cuore.
Rimaniamo su questo Monte (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “La Città Santa”, 23/06/1996), rimaniamo in questa gioia per poter continuare a pregare e lodare: pregare gli Arcangeli (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Gli Arcangeli”, 29/09/1986) così come stiamo facendo in questo tempo per dare forza all’azione del Padre: pregare ogni singolo Arcangelo chiamandolo per nome e così fare con ogni Coro Angelico (Decreto Pontificio, “Istituzione della Festa dei Sette Arcangeli”, 28/09/2025) affinché la preghiera dei figli di Dio, la preghiera del popolo santo di Dio (1Pt 2,9) possa unirsi all’azione del cielo.
Ecco la Chiesa militante che si unisce alla Chiesa trionfante (Atto di Magistero, “Uno è il Messaggio, Uno è il Mandato, Una è la Missione sulla Quale la Chiesa militante e trionfante di Cristo si poggia”, 27/02/2025) in un’unica azione affinché la Volontà del Padre si compia, si manifesti, e il Padre possa manifestare la sua Vittoria sul mondo e sull’iniquità (Gv 16,33).
Ecco l’invocazione che settimanalmente la Madre Chiesa eleva agli Arcangeli: “Vai e vinci per dare sostanza e compimento all’azione del Padre”.
Ecco i figli di Dio che si riuniscono su questo Monte per poter vivere il Cielo: per continuare a vivere il Cielo e per vedere già ora con questi occhi la Luce, per essere a loro volta trasfigurati e con occhi di Luce poter contemplare Colui che è Luce (1Gv 1,5), Colui che dona la Luce ai Suoi figli (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Il Vero Volto di Gesù”, 18/06/1995), Cristo Signore.
Ecco, oggi, il voler salire nella comprensione del Mistero di Dio alla luce della pagina del Vangelo oggi è ascoltata: la Trasfigurazione.
Siamo chiamati ad essere santi (Atto di Magistero, “La Generazione dei Santi”, 23/03/2025), fratelli cari, per poter vivere ogni giorno la Trasfigurazione al cospetto di Dio, per vedere la realtà di Dio già ora con questi occhi trasfigurati.
Ecco che si comprenderà bene chi sono i ciechi, i non vedenti e chi sono coloro che invece vedono bene; chi sono le guide cieche (Mt 23,16) che presumono di vedere e chi sono quegli umili, piccoli, che si battono il petto al cospetto di Dio (Lc 18,13) ma che vogliono vedere la realtà con gli occhi di Dio, con gli occhi dell’uomo Dio Gesù.
Ecco ciò che San Paolo ebbe a dire nella sua Lettera ai Corinzi. “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente” (1Cor 13,12).
Qual è il contesto in cui si svolge questa scena? Un contesto spazio-temporale ben definito. Ed è un contesto che si può comprendere alla luce della Sacra Scrittura. È un contesto apocalittico ma è un contesto anche che inizia dal Libro della Genesi: ecco allora il Libro della Genesi, primo libro del Libro dei Libri, Alfa del Libro dei Libri. E il Libro dell’Apocalisse, Libro della Rivelazione, Omega. Questo ci dà la chiave di lettura per poter comprendere ciò che Gesù dice e fa vedere ai suoi Amici. Si parte con un riferimento al sesto giorno. Ecco che ritorna la Genesi, ritorna la Creazione. Il sesto giorno Dio creò l’uomo (Gen 1,26-31) e dopo il sesto giorno – ecco il contesto in cui ci si trova – Dio riposa perché tutto è compiuto (Gen 2,2-3). Settimo giorno: giorno del compimento. Quindi ecco che l’uomo – sesto giorno – lascia spazio all’uomo Dio, compimento dell’azione di Dio che si manifesta in Suo figlio, il Verbo prende carne (Gv 1,14), Dio.
Poi vi è lo spazio. Lo spazio segna un luogo: “un alto monte”, è scritto; e poi è scritto ancora “un luogo appartato” (Mc 9,2). Eccoci, su questo “alto monte”, su questo colle (Is 5,1;), Nuova Gerusalemme (Is 10,32), “luogo appartato”, sperduto per il mondo, ma ben presente per Dio (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Il Luogo Santo del Ritorno di Gesù”, 19/02/1995).
Ecco che tutto si compie così come Gesù disse a quella donna: “Credimi donna, è giunto il momento in cui né su questo monte né in Gerusalemme adorerete il Padre” (Gv 4,21). Perché Dio è Spirito (Gv 4,24) e lo Spirito si adora su un altro monte, Nuova Gerusalemme, la Città Santa che scende dal cielo (Ap 21,2) per potersi manifestare sulla terra: Realtà, Città meta-fisica, dove lo Spirito di Dio si manifesta e incontra l’umanità per elevare l’umanità e portarla alla divinità affinché tutti, dopo il “sesto giorno”, possano sperimentare il “settimo giorno”.
E vi sono dei testimoni che Gesù chiama affinché questa testimonianza possa valicare la storia ed essere compresa: Pietro, Giacomo e Giovanni. Sono tre ma la figura di Giovanni evoca un altro Giovanni (Gv 1,6) che era unito allo spirito di quei fratelli: e quindi ecco queste quattro figure. D’altronde si parla di testimoni nell’Apocalisse quando i “due testimoni” al capitolo 11 sono descritti (Ap 11,3-4). Ecco allora Pietro unito a Giacomo, un testimone; ed ecco i due Giovanni, altro testimone.
“Gesù si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” (Mc 9,2-3). Non è un bianco umano, perché “nessun lavandaio le potrebbe rendere così”, ma è un bianco divino. Queste vesti sono bianche “di un bianco divino” e per comprendere ecco che l’Apocalisse ci viene nuovamente in soccorso, in aiuto, perché si parla delle vesti bianche più volte nel Libro dell’Apocalisse. In Apocalisse 22 è scritto: “beati coloro che lavano le loro vesti, avranno parte dell’Albero della Vita e potranno entrare per le porte della Città” (Ap 22,14). Condizione per poter prendere parte dell’Albero della Vita ed entrare nelle porte della Città, Nuova Gerusalemme, è avere le vesti bianche di quel bianco che Gesù indossava. Quindi bisogna essere trasfigurati, divenire santi così come l’uomo Dio è santo. Ecco il significato dell’indossare quella veste. D’altronde l’Apocalisse dice ancora: “attorno al trono poi c’erano 24 seggi e sui seggi stavano seduti 24 Vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo” (Ap 4,4). Questi 24 vegliardi, personaggi santi, santi, santi, vestono vesti candide, bianche. E ancora, al capitolo 7: “uno dei Vegliardi allora si rivolse a me e disse: «quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono? Gli risposi: signore mio, tu lo sai». E lui: «essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col Sangue dell’Agnello»” (Ap 7,13-14).
Tutto diventa più chiaro ora. La veste diventa bianca, candida, dopo che si passa la grande tribolazione: ecco il tempo della grande apostasia, ecco il tempo preannunciato dal profeta Daniele (Dn 12,1), ripreso da Gesù nel Vangelo (Mt 24,15-21) e ripreso ancora da San Paolo, quando parla del mistero dell’iniquità che prima si deve manifestare e poi sarà la fine (2Ts 2,3-7).
Nel momento in cui si attraversa tutto ciò, si lava la propria veste nel Sangue dell’Agnello, quindi si compartecipa al martirio (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Morire per vivere, perdere per guadagnare”, 24/03/1985), quindi alla testimonianza del figlio di Dio, la veste diventa bianca candida. Non è un candore umano, ripeto, ma è un candore divino che solo attraverso i passaggi divini si può compiere.
Quindi un brano dal profondo significato escatologico che ci porta all’escatologia finale, al Compimento finale. Gesù mostra ora a quei fratelli quello che sarebbe avvenuto alla fine, dandogli un anticipo di ciò che avrebbero vissuto e si sarebbe vissuto in quella testimonianza finale descritta nel Libro dell’Apocalisse.
E con Gesù vi sono questi due grandi personaggi: Elia e Mosè. Il Vangelo dice “discorrevano con Gesù” (Mc 9,4) in un contesto molto familiare, di grande familiarità; potremmo dire: di grande fratellanza tra di loro: uno, due, tre. E questi personaggi hanno segnato la storia dell’umanità scandendo le fasi più importanti. La loro azione, un’azione spirituale ispirata dallo Spirito del Cristo che accomuna questa azione che confluisce nel Cristo. Quindi tre azioni spirituali che solcano la Storia della Salvezza, che confluiscono in Gesù, quel Gesù che dice “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6), segnando tre azioni che gli sono proprie.
Potremmo definirle: “Tre Ondate Messianiche”. Cristo, l’Unto, il Consacrato. Tre Ondate che caratterizzano la Storia della Salvezza.
La prima Azione, la prima Ondata Messianica, se così la possiamo chiamare, quella di Mosè, che apre la Via al Popolo eletto per poter far sì che il Popolo eletto possa entrare nella Terra Promessa (Es 14). Ecco la Via che Mosè apre.
Poi vi è la seconda Ondata, la seconda Azione spirituale, compiuta da Elia, il cui Spirito sappiamo che procede nella storia (Mt 11,14). E che cosa fa Elia? Per bocca di Gesù stesso, in questo brano, Gesù dice che Elia è colui che “ristabilisce” (Mc 9,12). Che cosa? L’ordine di Dio nei confronti di chi, divenuto apostata, stava traviando il popolo su una verità che non era tale. Ecco che Elia ristabilisce la Verità assoluta, rimettendo al centro Dio e le sue Leggi immutabili. Seconda Azione spirituale.
Poi vi è la terza, quella di Gesù, che dice: rivelate questo quando sarò risorto dai morti (Mc 9,9). Quindi parla del momento in cui Gesù vince la morte e la Vita è. Ecco la terza Azione finale, il Compimento: Gesù che vince la morte e dona la Vita, affinché tutti possano far ritorno in quel Giardino Santo e vivere per l’Eternità. Compimento dei compimenti.
L’umanità rimane attonita di fronte a questa Rivelazione. L’umanità santa, che Pietro rappresenta come testimone, per prima cosa dice: “Maestro, è bello per noi stare qui” (Mc 9,5). È bello. Di fronte a questo stupore, la prima cosa che viene dal cuore di Pietro è esclamare “è bello”. Tutto ciò è bello.Ed ecco le Tre Tende. “Facciamo tre tende”. Già in un commento di qualche anno fa ebbi a parlare delle Tre Tende come delle Tre Alleanze, delle Tre Manifestazioni dove nella terza Tenda tutto si compie. Terza Alleanza, questa Chiesa (Meditazione del Giorno, “La Trasfigurazione di Gesù, vero Uomo e vero Dio”, 06/0872020). E se vogliamo, in questa terza tenda, in questa terza Alleanza, queste Azioni sono riassunte come un compendio. Pensate un po’: Gesù Bambino scende dal cielo e traccia la Via (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Il Ritorno di Gesù”, 30/10/1994): prima Ondata. Poi lo Spirito di Elia che procede nella storia, lo Spirito Santo, per Volontà del Padre, riedifica, rifonda la Chiesa di Cristo. Chi può fondare o rifondare la Chiesa se non lo Spirito stesso? Nessun uomo lo può fare. Lo Spirito che scende dal Cielo (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Lo Spirito Santo”, 13/09/1984): ecco quello Spirito che procede nella storia, riedifica la Chiesa per ristabilire la Verità 8Gv 16,13), in un tempo, nel tempo, della più grande apostasia, così come è scritto. E poi ecco che tutto confluisce nel compimento finale quando la Vita vincerà la morte e i figli vivranno per l’eternità (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “Il Luogo santo del Ritorno di Gesù”, 19/02/1995; Atto di Magistero, “L’Amore è Vita”, 05/12/2021).
Nel Mistero del Bambino Gesù tutto si ricapitola. D’altronde il Maestro stesso spiegando ai Suoi Apostoli ciò che loro chiedevano per comprendere, dà una risposta a proposito di Elia, sorprendente. Dice il Maestro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa, ma come sta scritto del figlio dell’uomo?” (Mc 9,12). Parla di Elia, ma immediatamente parla del “Figlio dell’Uomo”, in un unicum: “che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui” (Mc 9,12-13).
Quindi vi è questa connessione, collegamento, questo intreccio tra Elia e il Figlio dell’Uomo, in quest’Azione. E da questo comprendiamo anche le altre Azioni, grazie a questa spiegazione puntuale, che il Maestro dona ai suoi Amici e ci dona tramite loro.
Qual è la seconda reazione dell’umanità santa, se così la possiamo chiamare, rappresentata nuovamente da Pietro e dai suoi Amici, di fronte a tutto ciò? “Non sapeva infatti cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento” (Mc 9,6). Pietro non sa più cosa dire, dopo aver parlato del “è bello per noi stare qui, facciamo tre tende”. E questo umano spavento, potremmo chiamare, è subito vinto dal divino conforto.
Ecco Dio, Padre Onnipotente, che si manifesta, ecco la teofania che su una nube avvolge tutto e tutti e fa udire la Sua Voce per rassicurare. “Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: questi è il Figlio Mio prediletto, ascoltatelo” (Mc 9,7). Mette il Sigillo il Padre, affinché quelle parole possono essere credute e ascoltate senza paura.
Siamo chiamati tutti quanti a divinizzarci, a trasfigurarci, per poter divenire tutti “tanti piccoli Gesù”. Questo è ciò che si sarà nel momento in cui si farà rientro in quel Giardino, così come in Genesi 3,22 è scritto: “Il Signore Dio disse allora: ecco, l’uomo è diventato come uno di Noi per la conoscenza del bene e del male. Ora egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’Albero della Vita. Ne mangi e viva sempre” (Gen 3,22).
L’uomo mortale per natura aspira all’immortalità. È stato il peccato che ha spezzato tutto ciò e l’uomo è stato espulso e non ha potuto vivere allora tutto ciò, a causa del peccato. I Cherubini sono sulla porta (Gen 3,24) e aspettano che il Popolo di Dio vi faccia rientro per poter vivere nuovamente tutto ciò.
Ed ecco che dalla Genesi ritorniamo all’Apocalisse, al capitolo 22, dove si parla dell’Albero della Vita, i cui frutti nutrono, le cui foglie guariscono (Ap 22,2). Ecco che tutto si compie per ritornare al punto di partenza.
Al primo versetto di questo capitolo 22 l’evangelista dice: “mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo che scaturiva dal Trono di Dio e dall’Agnello” (Ap 22,1). E l’evangelista intravede in questi simboli la presenza della Santissima Trinità. Ecco che ritorna la Santissima Trinità. Nelle acque: vede lo Spirito; nel Trono: Dio assiso e l’Agnello: Padre Figlio e Spirito Santo.
L’umano spavento, cari fratelli, oggi prende il sopravvento in tanti cuori. Oggigiorno stiamo vedendo che cosa succede. È recente la notizia di quest’ulteriore escalation che vi è stata. Tanti saranno presi dallo spavento. Ma io a voi dico: rimanete con lo sguardo su questo Monte. Non voltatevi indietro. E quando vedrete che l’escalation, anziché diminuire, aumenterà, alzate ancora di più gli occhi. Contemplate con gli occhi di luce ciò che su questo Monte si vive, Gesù sceso dal cielo per portare a tutti la gioia (Atto di Magistero, “L’Amore nuovamente è sceso sulla Terra”, 02/02/2022).
Questo dico a voi, cari fratelli: non voltatevi indietro, ma rimanete con lo sguardo fisso in avanti. E quando scendete dal Monte e ritorniamo a vivere la quotidianità, ascoltate bene cosa Gesù dice a questi fratelli. “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa” (Mc 9,9-10).
Non scavalcate il tempo di Dio. Non disubbidite all’invito di Dio. “Tennero per sé la cosa”, per poterla ritrovare e rivivere salendo sul Monte per prendere ossigeno e vivere, per non dare le perle ai porci (Mt 7,6) che le divorerebbero come divorerebbero le carrube.
L’esempio, come sempre, ce lo dona Maria, che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19), dice l’Evangelista. E l’esempio ce lo dona San Giuseppe, il suo sposo, che oggi iniziamo già a festeggiare, in questo inizio del mese di marzo, mese dedicato al Santo Patrono della Chiesa Universale, Patrono di ogni famiglia, Custode della Sacra Famiglia, Custode della Piccola Culla, Custode della Cristianità (Decreto Pontificio, “Glorioso san Giuseppe”, 25/03/2020).
E nel momento in cui il glorioso San Giuseppe batterà a terra con il suo bastone – eccolo il bastone che tiene nella destra: i tre pani che rappresentano la Trinità nella sinistra e il bastone che regge forte nella destra – e nel momento in cui la verga di Giuseppe batterà a terra il mondo sentirà e avvertirà il colpo.
Gioia per i figli di Dio, altro per altri, perché il Padre gli ha conferito potere per aver assolto in modo mirabile e perfetto il compito a Lui affidato (Rivelazione di Gesù a Maria G. Norcia, “San Giuseppe”, 19/03/1998).
Prendete esempio da Giuseppe, così come ha custodito il Bambino Gesù e la sua Sposa. Così fate: così per ogni famiglia, così per la famiglia Chiesa Universale.
Vogliatevi bene, come si sono voluti bene Giuseppe, Maria e il Bambino Gesù (Rivelazione di Maria SS.ma a Maria G. Norcia, “La Divina Famiglia e la Scala d’oro”, 25/12/1988), affinché questa Famiglia possa essere vista e apprezzata per l’esempio, prima che per le parole di ciò che si proclama.
Siate santi, figli di Dio, per essere trasfigurati già ora e per poter vedere già ora con questi occhi la realtà che già è. Ecco la Nuova Gerusalemme (Ap 21, 2-3) profetizzata, cantata; e beato chi la vive, perché questa beatitudine sarà eterna, mai finirà, perché così ha voluto il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.