Bollettino settimanale sulla persecuzione
dei cristiani nel mondo

28 luglio 2026

La Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme presenta la rassegna settimanale di alcune notizie di rilievo sulla persecuzione dei fedeli in Cristo e nel Suo santo Nome, Gesù, giunte dall’Africa, dall’Asia, dal Medio Oriente, dall’Europa orientale e dall’America Latina.

Indonesia

Domenica 19 luglio, a Medan, capoluogo della provincia di Sumatra Settentrionale, una folla di musulmani ha fatto irruzione durante la celebrazione domenicale nella chiesa pentecostale Christ the Answer Tabernacle, costringendo i fedeli protestanti a interrompere il culto con il pretesto della mancanza del permesso edilizio. L’episodio si inserisce nella prassi, ricorrente in Indonesia, dell’opposizione violenta alle assemblee di culto protestanti prive del complesso assenso amministrativo richiesto ai luoghi di preghiera delle minoranze.

Iran

Il 13 luglio il Ministero dell’Intelligence della Repubblica Islamica ha pubblicato sul portale nazionale delle leggi una lista ufficiale di “entità mediatiche ostili”, in applicazione della legge che inasprisce le pene per lo spionaggio e per la cooperazione con il “regime sionista” e con i Paesi ostili. Fra le reti designate figurano le emittenti satellitari cristiane in lingua persiana Sat-7 Pars, di carattere interconfessionale, e le evangeliche Nejat TV, Mohabat TV e Seven (Canale 7), che da anni raggiungono i convertiti iraniani là dove ogni predicazione pubblica è vietata. Qualsiasi collaborazione mediatica, promozionale o culturale con esse può ora comportare l’incriminazione penale, in un quadro normativo le cui fattispecie più gravi sono punibili fino alla pena di morte.

Nicaragua

Il 16 luglio il regime di Managua ha impedito il rientro in patria di padre Eliar Alonso Berríos, sacerdote cattolico della Diocesi di León, che tornava dalla Spagna al termine di tre anni di studi in diritto canonico presso l’Università di Navarra. Il diniego gli è stato notificato dalla compagnia aerea il giorno stesso del volo previsto. Pochi giorni prima la parrocchia cattolica di San Sebastián Mártir, a León, che lo aveva annunciato come nuovo parroco, era stata costretta a ritrattare la nomina. Il sacerdote, ora di fatto esiliato, ha chiesto anche la liberazione di monsignor Juan Abelardo Mata, Vescovo emerito cattolico di Estelí, di cui denuncia la sparizione forzata.

Nigeria

Sabato 18 luglio, verso mezzogiorno, uomini armati ritenuti appartenenti a Boko Haram o alla Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP) hanno bloccato un mezzo di trasporto pubblico sulla strada Maiduguri-Damasak, all’altezza del villaggio di Kareto, nella contea di Mobbar (Stato del Borno), poco distante da un posto di blocco militare. Dai passeggeri hanno fatto scendere la moglie e i tre figli del pastore protestante Moses Guguma, responsabile della congregazione della Church of Christ in Nations (COCIN) di Damasak, dove la famiglia era diretta per raggiungerlo; gli altri viaggiatori sono stati lasciati proseguire e i sequestrati condotti nella boscaglia. I membri della comunità protestante riferiscono che i quattro sono stati scelti per la loro fede: i miliziani sono soliti pretendere ingenti riscatti e uccidere chi rifiuta di convertirsi all’islam.

Venerdì 24 luglio è emerso che sette dei trentasette cristiani rapiti la domenica di Pasqua, il 5 aprile, nell’assalto alla chiesa evangelica First ECWA e alla chiesa cattolica di Sant’Agostino nel villaggio di Ariko (Kachia Local Government Area, Kaduna meridionale), sono morti in prigionia nel campo dei miliziani fulani: due uomini, due donne e tre bambini, fra i quali il settantunenne Dauda Manassas. Fra le vittime anche il neonato di una prigioniera, venuto alla luce nel campo, dove il cordone ombelicale fu reciso con i denti per mancanza di qualsiasi lama, e sopravvissuto quasi tre settimane. Una seconda donna, del gruppo degli undici cristiani di Awon rapiti il 20 aprile e detenuti nello stesso campo, ha partorito circa due settimane prima e il bambino è morto il giorno seguente. I superstiti dormono all’aperto, senza riparo dalla pioggia, e la maggior parte dei bambini è malata; alla data della segnalazione i sequestrati di Ariko erano in mano ai rapitori da centodieci giorni, quelli di Awon da novantacinque.

Nella notte fra domenica 26 e lunedì 27 luglio miliziani fulani hanno assalito il villaggio cristiano di Naridon, nel Kamaru Ward della Kauru Local Government Area, nel Kaduna meridionale, al confine con lo Stato del Plateau. Gli assalitori sono entrati verso le ventitré e per quasi tre ore hanno sparato sugli abitanti, in gran parte già nel sonno, incendiando abitazioni ed esercizi commerciali: almeno trenta i morti, fra i quali otto bambini, e quattro i feriti in condizioni critiche. Nonostante la presenza di reparti militari a Kamaru e a Ungwan Magaji, a circa due chilometri, nessun intervento è giunto mentre l’attacco era in corso.

Pakistan

Giovedì 16 luglio il corpo del giovane cristiano Khalid Masih è stato abbandonato davanti a una fabbrica di marmo. Era stato rapito quattro giorni prima da uomini del posto a lui noti, senza che le ricerche della polizia approdassero ad alcun risultato; l’esame autoptico ha accertato la morte violenta. La denuncia è stata registrata a carico di ignoti anziché con il nome della vittima. Human Rights Focus Pakistan, che ha raccolto presso la famiglia la testimonianza della madre Ashraf Bibi e gli elementi relativi al movente, qualifica l’omicidio come religiosamente motivato.

Martedì 21 luglio, a Karachi, l’operaio cristiano Rashid Masih ha riportato gravi ustioni dopo che gli è stato gettato addosso olio bollente da cucina. Impiegato a giornata presso il ristorante «Irshad Biryani», al termine del lavoro si era visto negare il salario e aveva chiesto che gli fosse dato almeno del pane: Human Rights Focus Pakistan riferisce che l’aggressione è stata compiuta per odio e la annovera fra le violazioni fondate sulla religione o sul credo.

Congo

Tra il 12 e il 16 luglio il Territorio di Beni, nella provincia del Nord Kivu, è stato colpito da tre distinti attacchi attribuiti alle Forze Democratiche Alleate (ADF), gruppo islamista legato allo Stato Islamico: oltre venti le vittime complessive. Il 12 luglio, in un’area a ovest della città di Beni, sono stati uccisi sette cristiani insieme a tre militari delle forze armate congolesi. Il 14 luglio, nel comune rurale di Mangina, sei cristiani sono stati uccisi, fra i quali un anziano e un responsabile del culto della locale comunità protestante; altri sei sono rimasti feriti, uno risulta disperso e due abitazioni sono state incendiate. Il 16 luglio un ulteriore attacco nella stessa zona ha causato dieci morti tra i cristiani. Un pastore protestante di Mangina, il cui vero nome non è stato reso noto per ragioni di sicurezza, ha dato ospitalità nella propria casa a dieci cristiani costretti alla fuga e riferisce che le attività della comunità protestante si sono paralizzate e che il timore cresce.

Ucraina

Venerdì 17 luglio il tribunale di Krasnodon (in ucraino Sorokyne), nella regione di Luhansk occupata dalla Russia, ha respinto integralmente il ricorso del pastore battista Vladimir Rytikov contro l’annullamento del suo permesso di soggiorno. Il provvedimento era stato adottato l’11 febbraio dal servizio migrazioni del Ministero dell’Interno su istanza dell’FSB, che lo qualifica come minaccia alla sicurezza senza fornire alcuna altra motivazione; nell’udienza, tenuta a porte chiuse e preclusa perfino alla moglie, il servizio di sicurezza ha fatto valere che le proprie argomentazioni non sono sindacabili dal giudice. Rytikov, nato a Krasnodon nel 1959 e già detenuto per tre anni come prigioniero di coscienza in epoca sovietica, guida dal 1990 la comunità battista del Consiglio delle Chiese, che non chiede registrazione alle autorità russe: negli ultimi sette anni è stato processato ripetutamente per attività missionaria illegale e per aver tenuto celebrazioni senza notificarle, con numerose ammende; gli sono stati sequestrati i documenti del terreno e della casa in cui la chiesa battista si riunisce, e dall’inizio del 2025 a lui e alla moglie è stata sospesa la pensione.

Uganda

Sabato 18 luglio, in tarda serata, il pastore protestante Bernard Mulongo, venticinque anni, della New Restoration Church of Christ del distretto di Butebo, è stato ucciso nel villaggio di Jami, a una quindicina di chilometri da Mbale, nell’Uganda orientale. Nel pomeriggio aveva preso parte a un dibattito pubblico interreligioso all’aperto, al termine del quale due note donne musulmane avevano abbracciato pubblicamente il cristianesimo, e in serata era intervenuto a un programma radiofonico locale. Secondo il pastore protestante David Omala, presente al dibattito, l’imam Hassan Musa lo aveva apostrofato al termine dell’incontro dicendogli che meritava la morte per aver bestemmiato e sviato i fedeli musulmani verso una falsa religione servendosi del Corano, e aveva pronunciato altre parole di incitamento alla violenza contro i cristiani. Mentre rientrava in motocicletta insieme all’amico Robert Mukisa, alcuni uomini su altri mezzi li hanno superati e bloccati. Mukisa si è gettato a terra ed è fuggito, mentre gli assalitori trattenevano il pastore. Il corpo è stato trovato poco dopo in un lago di sangue, con ferite al capo, alla mano destra, al torace e alla schiena, e trasferito all’obitorio di Mbale. L’imam Hassan Musa risulta indagato ed è al momento latitante; la polizia non ha eseguito arresti. Il giovane pastore protestante lascia la moglie e due figli di quattro e sette anni ed è stato sepolto nel villaggio di Petete.

In questo tempo di ascesa mariana, la Chiesa affida al Cuore immacolato di Maria i fratelli e le sorelle vittime di persecuzione. Nessuna di queste vite è perduta agli occhi di Dio.

Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della Vita Eterna(Tt 3,6-7)