5a Domenica di Pasqua

29 aprile 2018
Vangelo: Marco, Cap. 3, vv. 20-30
Omelia del Pontefice Samuele

Viviamo oggi una nuova tappa del nostro cammino di questo tempo pasquale. Pasqua, tempo di resurrezione. Tempo in cui Cristo ha vinto la morte e ci dona la vita (2 Tm 1, 9b-10). La vera Vita. Quella vita donata che nessuno mai potrà più togliere ai figli di Dio: la vita eterna.

Per avere la vita eterna si deve credere a Gesù (Gv 3,15-16. 36; 5,24; 6,40.47); e mettere in pratica i Suoi insegnamenti (Gv 8,37). Il brano del Vangelo di Marco oggi proclamato (Mc 3, 20-30) ci fa comprendere come anche allora nulla è stato facile per Gesù: i Suoi insegnamenti non capiti, capovolti, strumentalizzati proprio da coloro – i sacerdoti – che anziché far amare Gesù, quale Sommo Bene, Lo hanno accusato di appartenere al Male. E il popolo, in tutto ciò, era disorientato. Da una parte avvertiva che le parole e i segni praticati da Gesù erano santi, provenivano da Dio; dall’altra avevano timore di contraddire quei sacerdoti che erano accreditati da tutti come i detentori del sapere religioso di quel tempo, della dottrina religiosa di quel tempo, anche se, al di là della forma, nella sostanza tutti sapevano e vedevano che calpestavano i Comandamenti del Padre.

Questa è la stessa difficoltà che tanti, anche nei nostri giorni, sperimentano. Tanti non riescono più a comprendere ciò che è bene e ciò che è male, dove è il Bene e dove è il Male. Questo è dovuto a diversi fattori.

Uno: dai tempi duri e difficili che stiamo vivendo (2Tm 3,1), nei quali il maligno è scatenato e cerca di divorare quante più anime possibile (cfr.1Pt 5,8).

Due: dalla perdita dei valori e dall’assopimento delle coscienze e dei cuori di tanti che sono attratti da tutto ciò che è mondo, sono preda dello spirito maligno e non si curano più dell’unico Bene primario, che è Dio (2Tm 3,2-4). Così tanti invertono ciò che è Bene con ciò che è Male, disprezzando gli insegnamenti di Dio e facendo ciò è male ai Suoi occhi (Is 5,20).

Tre: dalla perdita della fede nel cuore di tanti sacerdoti e consacrati cosiddetti a Dio, che anziché aiutare gli uomini a percorrere la Via tracciata da Gesù, e rimanere fedeli alla Sua Verità e ai Suoi insegnamenti e a difendere e far amare a tutti il dono della Vita, sono divenuti apostati, abbandonando la vera fede cristiana per abbracciarne un’altra, mondana e mondialista, che non ha più a cuore il gregge santo di Dio ma che si è alleata con i potenti del mondo, a scapito dei piccoli, degli ultimi, degli umili, dei sofferenti (1 Tm 4,1; 2 Ts 2,3)).

Ciò che abbiamo vissuto durante la commovente battaglia condotta a difesa della vita del piccolo Alfie Evans, il piccolo grande eroe che ora vive nel Cuore del Padre – che ha dimostrato al mondo di buona volontà quanto è sacra la vita, quanto è viva negli innocenti la voglia di combattere per vivere – deve lasciare un segno nelle coscienze di tanti. La sua vita non è stata “inutile”. È stata un segno vivo dell’Amore del Padre, che tramite questo suo figlio, nostro fratello, piccolo grande martire della Chiesa di Cristo, ha scosso le coscienze di tanti, divenute insensibili alla vita, che sono morte alla vita.

Per le coscienze dei medici che lo avevano in cura e dei giudici che lo hanno giudicato, il “miglior interesse” per Alfie era morire. Così hanno deciso e così hanno fatto. Nella loro tirannia e crudeltà la vita di Alfie era divenuta “inutile”. I medici hanno sentenziato che senza il macchinario Alfie non sarebbe vissuto più di “quindici minuti”. Da quel 23 aprile, dalle ore 22,17, Alfie ha vissuto più di cento ore. É intervenuto il Padre. E ha voluto dare al mondo l’opportunità di poter comprendere e redimersi.

Nessun uomo può decidere il “fine vita” di un altro uomo. “Non uccidere” (Es 20,13; Dt 5,17; Mt 5,21) ha comandato Dio. I bambini devono essere lasciati liberi di vivere, di correre. Tenere un bambino senza acqua e senza cibo per decine e decine di ore è crudeltà allo stato puro. L’accanimento terapeutico non c’entra nulla. Tenere prigioniero un bambino e i suoi genitori in una stanza di ospedale non è fare il miglior interesse del bambino: è tirannia. Tanti giocano con le parole, si nascondono dietro alle parole, per nascondere altre verità, che non possono essere rese manifeste.

Ieri il pontefice romano ha affermato che “è necessario saper creare sinergie tra persone e istituzioni”, questo ha saputo dire, confermando implicitamente le dichiarazioni del responsabile della Pontificia accademia della vita, che nei giorni scorsi aveva affermato che per salvare Alfie serviva “una intesa tra tutti, un’alleanza d’amore tra genitori, famigliari e operatori sanitari”. Ma di quale amore e di quale alleanza d’amore stiamo parlando? Tra genitori, operatori sanitari e giudici?! L’alleanza con chi ha condannato a morte un bambino innocente, senza dimostrare di avere un briciolo di pietà? È questa la soluzione? Quando si deve difendere un valore primario, come quello della vita, si combatte con tutte le proprie forze. Se dall’altra parte non si vuole dialogare, non si vuole arretrare rispetto alle proprie posizioni – già assunte e ribadite più volte – non serve più cercare alleanze, ma si deve combattere (1 Tm 6,12), se veramente si ha a cuore ciò per cui si combatte. Questo ci hanno insegnato. Questo ci ha insegnato Gesù! Non si può continuamente fare propaganda, per ingannare chi ha la coscienza spenta, chi è distratto, chi non ha tempo o voglia di approfondire e comprendere la realtà dei fatti che si vivono. La vita non si salva mandando i “tweet”. Si deve agire concretamente. Il padre di Alfie ha chiesto concretamente di ricevere asilo e non gli è stato concesso; ha chiesto concretamente di andare a Liverpool e non si è andati.

E di contro: perché l’arcivescovo di Liverpool e il cardinale di Westminster hanno fatto allontanare l’unico sacerdote cattolico che stava assistendo spiritualmente il piccolo Alfie, privando i genitori nelle sue ultime drammatiche ore di vita del sostegno di questo sacerdote? Come mai questa decisione è arrivata subito dopo il colloquio avvenuto a Roma, mercoledì scorso, tra l’arcivescovo di Liverpool proprio con il pontefice romano? Chi ha deciso: l’arcivescovo di Liverpool in autonomia o con il consenso e l’approvazione di Roma? Perché il romano pontefice, al di là delle parole, non ha concesso l’asilo ad Alfie, portandolo a Roma, come ha fatto con i profughi siriani, di fede mussulmana, presi dall’isola di Lesbo? Quando si vuole agire si agisce! Perché non è andato a Liverpool, così come richiesto dal padre, come quando invece andò a Lampedusa per difendere i migranti o quando andò in Myanmar e in Bangladesh schierandosi contro il governo per difendere la “minoranza di fede mussulmana dei Rohingya”? Perché non ha preso pubblicamente posizione contro il governo inglese a difesa della vita di Alfie, come quando non esitò a intervenire contro Donald Trump e il suo proposito di costruire un muro contro i migranti al confine con il Messico? Perché non ha telefonato alla Regina d’Inghilterra pubblicamente come quando telefonò, privatamente ma pubblicamente, alla donna argentina, divorziata risposata, dicendole cosa fare per aggirare la regola che non consente ai divorziati risposati di prendere la comunione, ma suggerendole di andare in un’altra parrocchia, mettendo parroco contro parroco e creando disorientamento tra i sacerdoti e tra tutti i fedeli cristiani e cattolici?

La realtà è che nella chiesa di Roma tanti pastori hanno apostatato (2Ts 2,3). E tanti altri hanno paura di difendere la Verità del Vangelo. Sono lontani i tempi di quel “Non abbiate paura!” (Mt 10,28), che ancora riecheggia nel nostro cuore. Tanti hanno paura perché consapevoli di subire ritorsioni dall’interno. Come abbiamo ascoltato dalle parole di Gesù riportate nel Vangelo di Marco, come può reggersi una casa divisa al proprio interno? Quella casa è destinata a crollare (Mc 3,25). Non si vive più l’insegnamento evangelico del “sì, sì” e del “no, no” (Mt 5,37). Il caos regna sovrano e i veri insegnamenti del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sono sempre più calpestati. Come era stato profetizzato, si sta vivendo il “tutti contro tutti”: cardinali contro cardinali, vescovi contro vescovi, sacerdoti contro sacerdoti; e la confusione regna sovrana, soprattutto tra il popolo di Dio.

Come uomo, come cristiano e come responsabile di questa Chiesa voglio ringraziare coloro che ascoltando l’appello per difendere la vita di Alfie si sono prodigati in questi giorni, in questo tempo: il Presidente della Repubblica italiana, i responsabili del Governo italiano nonché i rappresentanti delle forze politiche; il presidente del Parlamento europeo; il Capo di Stato polacco; e tutti coloro che hanno preso posizione in maniera netta a difesa della vita. E ringrazio in modo particolare tutti i cristiani e tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno lottato, con la preghiera, con ogni mezzo, per difendere il dono sacro della vita, di Alfie e di tutti gli innocenti, nella consapevolezza che la battaglia per difendere la sacralità della vita, non è finita: avanza, continua e continuerà, ora più che mai.

A tutti dico: «Questo è il tempo di risvegliare le coscienze da un sonno letale, per unire le forze e agire concretamente – non con la propaganda – per cambiare ogni legge contraria al dono della vita. E le maschere cadranno. E si comprenderà chi veramente ha a cuore la vita e la difesa del dono sacro della vita e della famiglia e chi no. Si devono riportare al centro questi due valori fondamentali: Vita e Famiglia. La famiglia così come è stata istituita da Dio (Mt 19,4-5; Mc 10,6-8), affinché i cristiani e coloro che sono animati dalla buona volontà possano conoscere la Verità, affinché davanti alla infinita misericordia, vera misericordia del Padre, ciascuno possa sentirsi rinnovato nell’intimo; e avvertire questo rinnovamento che pervade e pervaderà ogni angolo di questa Terra. Come ebbe a dire Giovanni Paolo II alla vigilia del nuovo millennio in una appassionante e memorabile omelia, “se vuoi la pace, opera per la giustizia. Se vuoi la giustizia, difendi la vita. Se vuoi la vita, abbraccia la Verità, la Verità rivelata da Dio” (Giovanni Paolo II, Saint Louis, 27/01/1999). Questo disse questo Pontefice. Altro che dire che la verità assoluta non esiste. Altro che insegnare il bene secondo coscienza, eccoli i risultati e i frutti di questi insegnamenti distorti; secondo la coscienza dei medici e dei giudici il “miglior interesse” di Alfie era morire, e così hanno fatto. Questo produce ragionare secondo coscienza. Una è la Verità: Cristo (Gv 14,6). Uno è il Sommo Bene: Dio. Non è un bene relativo: è un bene assoluto.

In questa Terra d’Amore la Vita è e sempre sarà preservata. Il Padre in questa Culla d’Amore ha effuso il Suo Santo Spirito, che quotidianamente si manifesta. In questa Culla Santa il Padre ha stabilito la Sua Dimora e da quest’Isola effonde il Suo Spirito su tutti coloro che non L’hanno conosciuto, su tutti coloro che non Lo conoscono e che sono alla ricerca del Suo anelito di Vita.

Da quest’Angolo di Paradiso il Padre difende e difenderà ogni vita che grida al Suo Cuore, che si appella al Suo Cuore, affinché la libertà di ogni uomo e donna possa essere indirizzata alla Legge del Padre, al Suo Cuore e ad ogni Sua Parola, affinché tutti i cristiani e tutti gli uomini e le donne di buona volontà possano riassaporare nuovamente la voglia di vivere e la voglia di far vivere, affinché l’odio, l’orgoglio e la tirannia di un potere umano possano lasciare il passo allo Spirito Santo, che agisce, purifica e santifica; e che negli innocenti si manifesta, come segno indelebile del legame profondo che lega il Cuore del Padre al cuore dei piccoli, degli umili, degli ultimi, degli innocenti, che sull’esempio del piccolo Alfie vorrebbero gridare al mondo la loro voglia di vivere, la loro libertà di voler vivere, in questo mondo offuscato dalla morte, preda di una politica di morte, in cui non si lascia circolare lo Spirito Santo.

Il Padre mai abbandonerà i Suoi figli. Dio Padre Onnipotente con la Sua potenza e con la potenza del Suo Spirito contrasterà e vincerà ogni potere umano creato a scapito degli ultimi. In quest’Isola d’Amore uno è l’Amore che si vive: l’Amore del Padre che in Maria, Madre Chiesa, è vivo. Una Chiesa che è Madre e che mai sarà matrigna crudele per i propri figli; che sempre si schiererà al fianco dei propri figli, specie degli ultimi, dei piccoli e dei sofferenti; che mai volgerà lo sguardo… come invece fa Babilonia la grande (Ap 17,3-5), che è divenuta matrigna di tutti i suoi figli, che non è più madre, ma è ebbra del sangue dei martiri (Ap 17,6).

In quest’Isola Santa vi è la Vita. In quest’Isola Santa la Vita sarà sempre protetta e amata, difesa e rispettata, custodita e mai violata. E così sia.

2019-05-08T12:35:30+00:00

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