“Il Padre e il Figlio consistono
e si manifestano nell’azione dello Spirito”

Festa Solenne di Pentecoste
09 giugno 2019

Vangelo: Giovanni, Cap 14, vv. 15-16.23-26
Omelia del Pontefice Samuele

Cari amici, viviamo oggi la Festa solenne di Pentecoste, nella quale siamo chiamati a meditare lo Spirito Santo, il Consolatore di cui ci parla Gesù in questa pagina del Vangelo (Gv 14,15-16.23-26).

Lo Spirito Santo è Dio, terza Persona della Santissima Trinità (Gv 4,24). Lo Spirito è un’Azione congiunta del Padre con il Figlio. Lo Spirito è il pensiero del Padre che si materializza in un Corpo fisico e che manifesta la Sua divinità con le azioni, con le parole, con il cuore. É la volontà del Padre che nel Figlio si manifesta. Quella volontà che è Spirito e, tramite il Figlio, si concretizza affinché possa essere tangibile e visibile agli occhi di tutti, per poter dare consistenza allo Spirito rispetto a chi, non credente, non vive la consistenza, ma l’inconsistenza della natura divina.

Il Padre e il Figlio consistono (Gv 12,44-45; 14,9-11) e si manifestano nell’unica azione dello Spirito Santo che salva (2Ts 2,13). Il Padre ha donato una parte di Sé, del Suo Cuore, facendoLa vivere nel grembo di Maria (Lc 1,42)per donare al mondo la Sua parte (Lc 1,35), che è essenza e sostanza, perché potessero ritornare a comprendere la Sua viva paternità.  Ecco quel riscoprire la figliolanza, che fa essere veri figli (Gv 1,12; Rm 8,14)che aspirano a ricongiungersi con il Padre. Ecco il Mistero del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ecco il Mistero dell’Amore che è Persona.

Che cos’è l’Amore? L’Amore è quella fusione che trasmette quel sentimento vivo che fa nascere in ogni cuore la voglia di vivere, vivere, vivere. Per questo, in questo mondo, non si comprende più il vero Amore, perché vi è un declino morale e spirituale. Quando ci si discosta dalla comprensione dello Spirito Santo non si comprende più il significato profondo dell’Amore (Rm 5,5), non si conosce e non si stringe più al cuore l’Amore vero, ma invece si combatte per un amore che non è Amore, ma che è appagamento del proprio egoismo, che porta non alla fratellanza, ma alla disuguaglianza e alla competizione e alla competitività in senso negativo. Ecco l’appiattimento dei pensieri per poter mettere al centro non più il vero Amore, Cristo, ma far comprendere e far passare come verità un bene non più santo ma, come si suol dire sempre più ora, “comune”. Un bene “comune”, personale, che pone al centro della vita di ognuno l’egoismo e non più Colui che salva e che ha donato la Vita, Cristo (Rm 5,17; 1Cor 15,22), l’Amore fatto Persona.

Ecco le uniche radici della vera religione, che ora è la religione cristiana che in questa Chiesa si manifesta, avendo il Padre stretto il patto di Alleanza, rinnovato la Nuova Alleanza con questa Casa (Eb 8,8-10). Cristo è l’unico Amore che salva (At 4,11-12).

Davanti alla Verità non si può essere insensibili. Davanti alla Verità si è come davanti allo specchio. Questo specchio riflette le azioni buone e quelle meno buone, per far sì che ognuno prenda consapevolezza di come usa la propria libertà nel fare del bene al prossimo o fare meno bene al prossimo per un bene proprio e personale. L’egoismo uccide l’uomo e uccide definitivamente la fratellanza. Questa è la differenza tra i cristiani, i veri cristiani, e chi non vive e non pratica più tutto ciò, e manifesta tutt’altro rispetto all’essenza cristiana.

Lo Spirito nella storia ha sempre fatto camminare il popolo di Dio sulla retta via. Questo è sempre avvenuto e sempre avverrà.

Prima dell’avvento di Gesù lo Spirito si effondeva perché i popoli potessero comprendere che il Padre non era solo un Padre che dall’alto legiferava, ma per far comprendere la Sua vicinanza che manifestava in quel momento, in quel tempo specifico, in quel determinato istante, la Sua giustizia, in un mondo in cui non si comprendeva il vero significato dell’Amore. Quei popoli avevano bisogno di regole e di disciplina, così come ora vi è bisogno di ritornare alle regole e alla disciplina santa. E quello era il vero amore per loro. Così il Padre tramite il Suo Spirito doveva indottrinare quel popolo per poterlo plasmare. Ecco che nel tempo il Padre suscitava nel cuore dei Suoi messaggeri e dei Suoi portavoce le parole e le azioni che servivano per correggere piegare il popolo alla Sua volontà. Un popolo che spesso si ribellava a Dio, un popolo ribelle (Is 30,9; 65,2; Ger 5,23; Rm 10,21). E così il Padre svolgeva la Sua azione affinché quel popolo potesse essere educato e trasmettere nel tempo i valori che il Padre manifestava per prepararli, poi, alla venuta del Figlio, che avrebbe rinnovato tutti quei precetti e tutto ciò che il Padre in quel tempo aveva suggerito, per incanalarlo in un nuovo significato di vivere la Religione, la Legge di Dio. Ecco le parole ascoltate da Gesù, quel richiamo all’Amore e al Suo comandamento, quel richiamo ad amare e di conseguenza mettere in pratica il comandamento (Mt 22,36-39; Mc 12, 28-31).

Dopo l’avvento di Gesù e l’effusione dello Spirito Santo su quei primi Amici di Gesù (At 2, 1-4), gli Apostoli, ora, in questi tempi, nuovamente si è ben pensato di rendere aridi i cuori, di rendere finita l’azione dello Spirito Santo e di rendere completa l’azione salvifica fino a quando nuovamente si sarebbero squarciati i cieli e il Figlio dell’uomo sarebbe sceso sulla Terra. Questo è ciò che tanti pensano ancora oggi perché ciò è quello che è stato insegnato. E così quella – quel momento – sarebbe stata la fine. Questo insegnamento è sbagliato e nega l’essenza e la sostanza dello Spirito che procede nella storia (At 2,17).

La chiesa di Roma ha tradito lo Spirito Santo e gli insegnamenti autentici di Gesù. Anziché affidarsi allo Spirito Santo quella chiesa si affida ora ad un altro spirito che allontana i cristiani dall’unica Verità che salva, Cristo (2Ts 2,7-10), ingannando le coscienze, strumentalizzando tutto e tutti: i poveri, i bisognosi, i migranti, l’ambiente e così via; ma allontanando in realtà da Cristo, il vero Amore che salva, l’unico Amore che salva.

Questo avviene anche oggi, in questo giorno solenne di Pentecoste, quando in tante chiese della chiesa di Roma, anziché proclamare ciò che è Spirito – parlare del mistero dello Spirito, spiegare il mistero delle parole che Gesù ci dona annunciando che avrebbe mandato un altro Consolatore per farci comprendere la Verità tutta intera (Gv 16,13)- anziché parlare di questo e spiegare questo, oggi in tante chiese di quella chiesa romana si annuncia altro, si proclama altro. Si legge un documento firmato dai vescovi, quindi ufficiale, e benedetto dal pontefice romano, nel quale ancora una volta si insegna che ogni povero è figlio di Dio e, in quanto tale, deve essere amato, accolto e così via. Bene l’accoglienza. Bene l’amore verso i poveri e i bisognosi, ma attenzione: “figli” di Dio, ci insegna Gesù, non sono i poveri o i bisognosi, anche poveri e bisognosi che non credono in Cristo che professano altre religioni; ma “figli” di Dio, “figlio” di Dio è colui che si fa a battezzare nel nome di Cristo, è colui che riconosce in Cristo l’Unigenito Figlio di Dio, il Figlio del Dio Vivente(Gv 1,12; Gal 3,26). Questo è il “figlio” che si unisce al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Chi insegna ora che tutti sono ugualmente e indistintamente “figli” di Dio inganna le coscienze, tradisce lo Spirito Santo e l’insegnamento di Gesù. Questa è la differenza essenziale e sostanziale che sta facendo perdere la fede a tanti. Oggi lo proclamiamo con forza nella festa della Pentecoste, dello Spirito Santo, perché bisogna ritornare agli insegnamenti autentici dello Spirito Santo e poter riportare al centro Cristo, l’Amore fatto Persona, perché solo chi crede in Cristo si salva (At 4,12), perché solo chi crede in Cristo fa la volontà del Padre, che ha mandato Cristo perché tutti credessero nel Figlio, non perché ognuno rimanesse a professare la propria religione e comunque essere benedetto in quanto povero o bisognoso o altro. Si strumentalizza la povertà, il bisogno, l’ambiente e si perde di vista il Creatore, ciò che dà vita, lo Spirito che ha creato il mondo e questa umanità.

Ecco l’inganno dell’insegnare che si deve fare “il bene secondo coscienza”, che ora viene insegnato. Invece si deve fare del bene secondo l’unico insegnamento che è stato quello del Figlio di Dio, che ha donato la propria vita perché tutti potessero ritrovarla in Lui (1Gv 5,11). Così facendo si fa il vero bene. Insegnando a fare il bene secondo coscienza, ad inseguire una verità relativa e personale, non più assoluta, si tradisce lo Spirito Santo e si annulla il Sacrificio salvifico di Cristo.

Da ciò, da tutto ciò, comprendiamo il compito che il Padre ha affidato alla Nuova Gerusalemme (Ap 21,2), ci ha affidato, ha affidato a questa Chiesa, per far riscoprire nuovamente il senso dell’appartenenza a Dio, per far riscoprire a tutti nuovamente il significato profondo della cristianità, per far comprendere e conoscere la vita di coloro che erano con Gesù e di coloro che hanno donato la vita per Gesù, volendo trasmettere l’unica Verità (Gv 14,6), quella Verità che nel tempo è stata annacquata.

Ecco dunque l’azione di questa Chiesa che ha ricevuto potenza dall’Alto (Lc 24,49), dal Padre, in quel 4 ottobre del 2015, quando l’effusione dello Spirito Santo è stata totale. Uno Spirito Vivo e Verace, per far sì che questa Chiesa possa manifestare la Verità, che è Dio, per far ritornare tutti a vivere il Cielo. Per poter vivere il Cielo bisogna riscoprirlo, il Cielo; bisogna riscoprire nuovamente i doni dello Spirito, riscoprire nuovamente le radici cristiane, che non sono pesi per poter appesantire e rendere nuovamente schiavi, come tanti ora vivono il cristianesimo a causa di tanti precetti di uomini che hanno reso nuovamente gli uomini, i cristiani: schiavi e non più liberi. Nessuno deve essere schiavo di un altro uomo ma ognuno, se proprio la vogliamo dire in questi termini, deve desiderare, come affermava San Luigi Maria Grignion da Montfort, di essere “schiavo” dell’Amore di Dio, quell’Amore che in realtà non rende schiavi ma liberi (Gv 8,32).

Ecco l’azione dello Spirito Santo che si manifesta tramite questa Chiesa, chiamata a riportare nuovamente l’ordine nel disordine che volutamente è stato creato, ma che il mondo vive come verità assoluta e che quindi accetta senza reagire. Perché questo mondo, essendo già stato rinnovato in Gesù, pensa di poter vivere già ora il compimento. Ma questo mondo ha fatto comprendere la Persona di Cristo in un modo distorto rispetto alla realtà, ha fatto comprendere una Persona diversa rispetto a Colui che è.

Ecco l’azione dello Spirito che il Padre ha mandato qui, in questa Terra, per far comprendere la realtà, la Verità tutta intera; affinché tutti possano nuovamente amare Cristo, rimettendolo al centro della propria vita, vivendolo come unico Bene primario.

Ecco perché nuovamente il Padre ha mandato qui il Suo Bimbo, in questa Terra, Terra d’Amore, perché davanti all’immagine di un Bimbo i cuori possano intenerirsi e ritornare a quell’infanzia perduta e poter nuovamente pian piano crescere ed essere maturi nella vera fede, rinnovata in Maria, Madre Chiesa, Nuova Gerusalemme, dove il Padre nuovamente ha mandato il Suo pensiero, il Suo Spirito, Suo Figlio ad una Fanciulla affinché nuovamente l’umanità potesse fondersi con il Cielo, per riportarla al Cielo.

Nella Nuova Gerusalemme la Pentecoste è perenne, perché si deve fronteggiare uno spirito immondo in quest’ultima battaglia tra il Bene e il Male (Ap 12, 7-10; 19,19-21). Ecco la forza dell’effusione dello Spirito che in questa Casa, in questa Chiesa, è totale. Ecco l’azione totale del nemico di Dio contro questa Casa da una parte, questa Casa fonte della Vita(Ap 22,2), Tabernacolo vivente, dove la Fiamma del Padre continua e non brucia, ma riscalda, fa vivere per far essere, dall’altra.

Ecco il Roveto Ardente dove si manifesta Dio, Uno e Trino. Davanti a questo Tabernacolo vi è l’identità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

«Alti i cuori, figli di Dio! Nella Nuova Gerusalemme, Dimora metafisica del Padre, lo Spirito Santo si effonde senza misura e la Sua azione è continua, viva e perenne». Ma la misura viene posta dai cuori che la ricevono, in base alla propria apertura e disposizione di cuore, così come Gesù ha avuto modo di rivelare a questa Fanciulla.

Totale è l’effusione dello Spirito, quanto totale Gesù vorrebbe che fosse l’apertura dei cuori che qui arrivano: chi amante della Verità totalmente, chi parzialmente, chi predisposto ma che non ha compreso, chi chiuso nel cuore che non vuole comprendere. Quindi la differenza non la fa lo Spirito, che si effonde in egual misura per entrare nel cuore di tutti, ma la differenza la fa il cuore di ciascuno. E in base all’apertura del cuore di ciascuno lo Spirito fa rinascere dall’Alto: ove totalmente, ove parzialmente, ove per nulla.

«Qui lo Spirito è vivo! Chiedete di essere rivestiti della Luce, della Luce che salva (Gv 1,9), affinché possiate aprire il cuore alla Sua azione che è Vita, Vita, Vita (Gv 17,3)».

La Pentecoste in questa Terra è continua affinché tutti possano comprendere l’unico messaggio universale che il Padre desidera: «Amate Cristo con tutto voi stessi; amate Maria con tutta la vostra anima, affinché possiate comprendere con il vostro Spirito la Vita, l’eterna Vita (1Gv 1,1-2),che proietta i cuori a vivere perennemente per l’eternità e gustare già da ora il Cielo, che in questa Terra d’Amore già è». E così sia.